Un Incontro con Ruthy Alon

ruthy alon corona

Ruthy Alon creatrice del programma Bones For Life

Questo articolo (titolo originale ‘Reminiscing: a visit with Ruthy Alon’) è stato ‘ritrovato’ da Ryan Nagy e ri-pubblicato il 4 dicembre 2010 sul suo blog Feldenkrais – Commentary on Feldenkrais Worldwide. Originariamente era stato pubblicato il 4 maggio 2005 dall’autrice Nancy Wozny sul suo blog Motion Potion ed era anche apparso sulla rivista americana Somatics. Gli scritti più recenti di Nancy Wozny invece sono attualmente pubblicati sul suo nuovo blog Dance Hunter.

Quindi questa volta meritano un ringraziamento speciale varie persone: a cominciare da Ruthy Alon, e poi l’autrice dell’intervista Nancy Wozny nonché lo ‘scopritore’ Ryan Nagy. Grazie a tutti voi per avermi dato l’opportunità di ri-trovare una Ruthy Alon di qualche anno fa che racconta di alcuni interessanti aneddoti su Moshe Feldenkrais e sulle tappe dello sviluppo del suo lavoro  Bones For Life.


Un Incontro con Ruthy Alon


Ruthy Alon ha partecipato alla prima formazione del Metodo Feldenkrais.  Adesso, a circa 70 anni, Ruthy è considerata una degli insegnanti più creativi del Metodo. Ruthy ha sviluppato il suo lavoro personale, che ha chiamato Bones for Life®. Il suo lavoro è pieno di creatività. Io ho avuto l’opportunità di incontrarla via e-mail in questo gennaio quando stava insegnando in Nuova Zelanda.

Nancy: Quale ricordo hai della prima impressione di Moshe Feldenkrais?

Ruthy: Io arrivai in via Alexander Yanai, in un enorme stanzone di  un edificio che era usato per le prove di una compagnia di danza yemenita. Vidi molte persone sdraiate sui materassini intensamente impegnate nel non fare nulla. Una voce arrivava dal soffitto (era un registratore a bobina). Moshe era seduto da un lato, ma io non sapevo chi fosse. Infatti, rimasi là per lungo tempo prima di capire che lui era l’insegnante. Fermò il registratore e chiese a qualcuno di fare una dimostrazione. Moshe ebbe un buon momento quando trovò un ingegnere e lo mise sulla graticola perché non distingueva la destra dalla sinistra. Credo che siano passati almeno due anni prima che io gli parlassi personalmente per la prima volta. In quel tempo deve aver avuto circa sessant’anni, che a me sembrava molto vecchio.

Nancy: Come avvenne che Moshe Feldenkrais entrò nella tua vita?

Ruthy: Io ero madre di due bambini e andavo ad una classe serale nel kibbutz dove  vivevo vicino ad Haifa. Il nostro insegnante di ginnastica stava studiando nei primi gruppi di Moshe ed io  sentivo il nome ‘Feldenkrais’ venire fuori continuamente. Feldenkrais ha detto questo e Feldenkrais ha detto quello…. Dopo che avevo finito l’esame di maturità, sentivo che in realtà non avevo imparato niente che avesse coinvolto il mio cuore. Quando tornai a casa dalla mia famiglia vicino a Tel Aviv, iniziai a cercare questo ‘Feldenkrais’- come una intuitiva necessità. Mi ci volle parecchio tempo perché l’insegnante di ginnastica femminile locale, che aveva studiato con lui, mi disse che era solo per insegnanti di ginnastica. Ma io non mollai e lo trovai nell’elenco del telefono. Lui sembrava essere molto importante e non troppo caldamente accettò che io andassi alla sua classe. A quel tempo nessuno poteva immaginare che questo sarebbe diventato una professione che altre persone potevano imparare a svolgere. Mi sono chiesta molte volte: come ho fatto a intuire che sarebbe stata la mia strada il portare avanti tutto questo? Ho capito che ho avuto la fortuna di essere nel posto giusto al momento giusto, ma anche sentivo senza parole chiare il valore reale di questi movimenti al pavimento. Quando ritornavo a casa ero una persona migliore, più paziente ed aperta.

Nancy:  Ricordo che mi dicevi che ti ci è voluto un po’ di tempo per entrare davvero nel lavoro e per ‘acchiapparlo’. Come descriveresti questo processo per ‘acchiapparlo’? E’ stato una comprensione improvvisa, una specie di illuminazione, un ‘Ah-ci-sono’ oppure si trattava piuttosto di un processo graduale come un fuoco lento?

Ruthy: Cominciai a capire nel periodo della formazione sebbene la formazione mi abbia portato più domande che risposte. E ancora di più quando iniziai ad insegnare. Iniziai con un seminario di un mese di ATM (o CAM, classi di Consapevolezza attraverso il movimento) a Boulder, Colorado, con 50 persone. Molti di loro sono Trainers Feldenkrais adesso.

Ho cominciato ad insegnare al livello di comprensione che avevo in quel momento e  successivamente ho chiarito il mio punto di vista e la mia prospettiva. Questo è quello che dico ai miei studenti: il metodo non è solo informazioni che vi vengono trasmesse. Avete bisogno di elaborarlo con il vostro sistema come un’ape digerisce il nettare e lo trasforma in miele. ‘Acchiapparlo’ è quando tu fai il tuo proprio miele. E Moshe ce lo disse in modo molto esplicito ‘Ognuno di voi lo scriverà nella propria calligrafia’. Mi rende triste vedere come si interpreta il metodo nel format del percorso educativo del training e abbiamo perduto l’apprendimento della maestria.

Nancy:  C’è qualche aneddoto preferito che coinvolge Moshe, te e il suo lavoro?

Ruthy: Andai da Moshe dopo essere stata in America. Mi mostrò un pacco di lettere e disse che le persone si complimentavano con lui per avermi insegnanto ad insegnare il suo metodo. Io gli dissi che le persone volevano registrare le lezioni. E gli chiesi se era d’accordo. Mi chiese di portargli una dimostrazione.

Quando tornai con un nastro registrato lui ascoltò per circa mezzo minuto e disse ‘Questo non è inglese’. Così tornai a casa e feci scrivere e revisionare tutto da un esperto e tornai da lui. Fu una bella esperienza a casa di Moshe e  lui era estremamente gentile e delicato.

Lesse alcune righe in cui io parlavo del trattenere il respiro come di un meccanismo di emergenza che diviene parassitario quando la situazione è meno minacciosa. Si fermò e disse ‘Questo non è vero: quando il leone ruggisce la gazzella trattiene il respiro così  può reagire in un attimo per essere in grado di correre velocemente’.

Così andai a casa a correggere il mio errore e gli portati la versione corretta. Lui la lesse e disse ‘No, quando il leone ruggisce la gazzella si paralizza così che il leone abbia qualcosa da mangiare.’

Moshe mi dette il permesso di fare le registrazioni. Qualcuno nella formazione di San Francisco si confrontò con lui su questo chiedendo ‘Perché permetti a Ruthy di fare il tuo lavoro con la sua voce?’ Egli rispose ‘Io voglio che i miei studenti siano indipendenti.’

Nancy: Di cosa sarebbe orgogliso se fosse vivo oggi?

Ruthy: Moshe aveva la visione di insegnare all’intero pianeta da un satellite. Sapeva che chiunque nel mondo ne avrebbe tratto beneficio. Disse che si poteva applicare a qualsiasi altro apprendimento umano, non solo al movimento. Io personalmente mi trovo a mio agio a trasporre i suoi principi nel mio lavoro di Bones For Life dove si esplora la pressione elastica nella verticalità. Credo che abbiamo bisogno di dare maggiori spiegazioni, ed usare l’entusiasmo degli insegnanti per condividere e inoltre rendere più facile per loro il divenire trainers. Sembra che siamo condizionati dalla paura e che non ci muoviamo come potremmo e come insegnamo.

Nancy: Come insegnante hai avuto un ruolo fondamentale nel trasmettere il lavoro alla generazione futura di insegnanti. A cosa pensi durante il primo giorno della formazione?

Ruthy: Il primo giorno è il più duro. Le persone giungono allo sconosciuto – un grosso impegno in un momento di ignoranza. Io parlo poco ma subito all’inizio desidero che essi sentano questa alchimia dei loro organismi che cambiano nella loro percezione mentre migliorano le proprie capacità. Uso molti mini-processi di 5 minuti che sono davvero significativi. L’intera atmosfera si illumina e le persone sono ispirate. Anche li avviso che il cambiare le abitudini vecchie ma sicure può far emergere molte resistenze simili ai modelli ai quali facciamo resistenza nella vita. Così sanno che quando gli succede non si devono sentire a disagio riguardo a sé stessi o maledire il movimento o l’insegnante.

Nancy: Cosa avresti fatto se non avessi incontrato Moshe Feldenkrais?

Ruthy: Se non fosse esistita questa persona unica che era Feldenkrais, noi saremmo tutti a fare fatica a livello dello Yoga, del Pilates e del resto. Io personalmente sarei stata una casalinga, un po’ frustrata, in cerca di qualcosa di soddisfacente. Avevo realizzato a maglia alcuni abiti che andarono ad una manifestazione di moda con tutti i più importanti designers israeliani in giro per tutta l’Europa e negli Stati Uniti. Ricordo che ero a San Francisco al mio primo seminario, quello in cui Fanck Wildman e Dennis Leri incontrarono per la prima volta Feldenkrais. L’organizzatore della manifestazione di moda mi chiamò per andare al Fairmont Hotel. Quando i miei abiti realizzati a mano apparvero sulla passerella fermarono la musica e mi chiesero di alzarmi per parlare. Chiesi all’organizzatore se avessi dovuto spiegare quello che stavo realmente facendo a San Francisco, ma disse ‘No, no, parla solo dei vestiti.’

Una volta in Israele il mio abito da sposa era in televisione e tutti i miei vicini furono molto colpiti, così  il fatto che stavo già insegnando Feldenkrais non fu notato per anni. Questo è il nostro compito principale – cambiare il criterio del pubblico su ciò che è realmente importante nella vita.

Nancy: Tu sei stata molto prolifica nello sviluppare nuovo materiale, e ora il tuo programma Bones For Life ti ha portato in una nuova direzione. In che modo l’eredità del lavoro ci da il permesso di forgiare i nostri percorsi e di essere incisivi col nostro contributo?

Ruthy: Moshe disse ‘Se sai cosa fai, puoi fare ciò che vuoi.’ Quindi la cosa principale è fare quello che vuoi e la consapevolezza di conoscere il come è lo strumento. Io faccio l’esempio dell’allungare il braccio per puntare il dito alla luna. Ma alcune persone tengono gli occhi sulla mano e non puoi spostargli gli occhi dal dito verso la luna: solo loro possono farlo. Per me Moshe ci ha insegnato le dinamiche della creatività e non solo delle idee diverse.

Nancy: Tu hai sviluppato del materiale con il tuo marchio registrato – Bones For Life. Come vedi la relazione tra il Metodo Feldenkrais tradizionale e Bones For Life?

Ruthy: Moshe ha iniziato col judo, l’efficacia ultima in tempo reale e nella realtà del campo gravitazionale con un partner imprevedibile. Ha creato per noi un laboratorio per migliorare la coordinazione con il proposito di imparare a sviluppare maggiormente il nostro potenziale. La sua passione era di guidare gli uomini occidentali in modo che i processi di ATM li portassero a perfezionare loro stessi piuttosto che ad imitare per un tempo infinito il maestro senza comprendere le chiavi. Il contesto perché possa avvenire l’illuminazione corporea del Feldenkrais è da sdraiati al pavimento, liberi dalla gravità e dal giudizio sociale, con il permesso di seguire lo stile e il ritmo individuale per ciascuno. Ora quando io vado ad applicare i principi dell’apprendimento del Feldenkrais a Bones For Life c’è un bisogno significativo di interagire con la gravità con una pressione ritmica ed elastica. Ho bisogno di ricreare una condizione di serra diversa per l’apprendimento. Uso un muro come supporto e per l’allineamento così come il pavimento sostiene e allinea. Aggiungo una imbragatura (sette metri di stoffa) come un prestito di integrazione. Questo è quello che stiamo facendo nella Integrazione Funzionale (IF): diamo alle persone un assaggio di un modello più ideale.

Sono sorpresa di come funziona bene Bones For Life. Io uso un auto-tocco, come portare la nocca del dito indice piegato tra i denti per tirare avanti e poi creare resistenza col collo, che va indietro allineando la testa sulla spina. Quando aggiungiamo a quella posizione un movimento globale, come camminare sul posto, l’allineamento del collo viene rinforzato. E’ una specie di scorciatoia per una buona postura che è necessaria per sostenere le funzioni che richiedono forza.

Provare per credere. I test della densità ossea di un gruppo che ha praticato una volta a settimana per 3 ore e mezza per 4 mesi a Tel Aviv mostrano miglioramenti sorprendenti.

Ci vorrà del tempo prima che nella nostra cultura potremo avere valori misurabili per la qualità e l’armonia. Almeno le ossa possono essere facilmente testate. Naturalmente con ogni ATM miglioriamo il potenziale per il movimento dinamico ma le ossa necessitano di questo stile di movimento, su una base regolare, che sosterrà il naturale meccanismo di nutrimento delle ossa. Il rivoluzionario nuovo modello che otteniamo con le ATM ha bisogno di essere ripetutamente applicato nella verticalità per fare la differenza.

Nancy: Ti trovi nel pieno della scrittura del manuale di Bones for Life. Come sarà?

Ruthy: Il manuale descriverà ciascun processo in dettaglio con una breve introduzione della prospettiva funzionale. Si tratterà di tre testi, uno per ciascun segmento di Bones For Life. Nella formazione che tengo in Italia trascriviamo il materiale come parte del corso e gli studenti avranno il testo di  ogni segmento. Ci sarà la descrizione di più di 100 processi. Ho abbastanza materiale per il primo testo in inglese. Quando ritornerò dalla Nuova Zelanda e dall’Australia, lo finirò.

Nancy: Se tu potessi rivivere di nuovo la tua vita Feldenkrais faresti qualcosa di diverso?

Ruthy: Un giorno quando lo andai a trovare a casa sua, lui mi chiese di salire su una scala e prendere giù un pacco di fogli gialli. Mi chiese di leggere. Era il manoscritto di The Potent Self[i]. Stavo leggendo e ammirando quando impulsivamente dissi ‘Perché non lo pubblichi?’ e lui disse che era perché non aveva ancora completato l’ultimo capitolo. Io continuai ad insistere ma lui se ne venne fuori con ogni tipo di scusa e compresi che gli stavo procurando frustrazione così lasciai perdere. Ma mi ricorderò per sempre quelle pagine gialle scritte a macchina di 40 anni fa.

Quando la formazione di San Francisco si concluse c’era una grande cena in un hotel enorme organizzata da Bill Callison. A questa cena c’erano tutti i principali esponenti del congresso di psicologia e  Jane Houston parlava e diceva ‘Moshe, tu sei lo Yoga dell’Occidente’. Ero seduta al tavolo di Moshe. Da un lato c’era Werner Erhard, il fondatore di EST[ii], e dall’altro lato il console israeliano in San Francisco.

Pensavo che fosse il momento giusto per me per dare un riconoscimento a Moshe per aver avuto quelle idee avanzate 40 anni fa. Mi alzai e disse che Moshe aveva quelle idee già 40 anni fa. Le persone risero. Stavo in piedi dietro Moshe e la sua presenza era sovrastante. Mi sedetti e poi capii che non avevo detto la cosa più importante e cioè del libro a fogli gialli. Mi sentii malissimo. Il giorno successivo iniziò il congresso.

Jean Houston parlava del terzo centenario degli Stati Uniti con tutti i nuovi messaggi dei metodi New Age, nominandoli uno per uno, senza mai menzionare Feldenkrais. Sapevo che lui era nel pubblico e potevo immaginare come si sentiva e quindi capii quello che mi era successo la sera prima.

Quando tornai in Israele andai al suo studio per le Integrazioni Funzionali in via Nachmany e gli dissi che intendevo dargli un riconoscimento ma che egli si ripeteva in quel suo atteggiamento di non avere fiducia che il mondo lo avrebbe riconosciuto, e forte nella sua presenza come era, suggestionava le persone rendendole incapaci di esprimerlo. Forse era successo anche a Jane Houston.

Fu la prima volta in cui dissi qualcosa a Moshe che lui non aveva immediatamente messo alla prova e semplicemente si era messo a pensare. Il mio desiderio è che io possa aver ricevuto il messaggio attraverso di lui e che adesso il mondo lo riconosca sempre più come la migliore qualità di apprendimento universale di quello che è più importante per ciascuna persona – cioè come il suo corpo la sostiene per essere ciò che desidera essere.

Nancy: Se tu dovessi distillare il lavoro Feldenkrais in una sola frase che rappresenti la sua essenza, che cosa diresti?

Ruthy: Per me, il Feldenkrais riguarda il risvegliare l’organismo ad usare in pieno le proprie risorse, a non accettare il compromesso ed invece a creare soluzioni di miglioramento. La consapevolezza, i modelli evolutivi, le variazioni, l’approccio non abituale sono tutti strumenti per risvegliare il nucleo che ha il potere.

Nancy: Quando vedo la tua foto che ti rappresenta mentre salti immediatamente penso alla tua leggerezza e profondità. Ruthy, grazie per avermi incontrato, mi hai donato una vera ricchezza di saggezza, conoscenza e storia. Come sempre, è una gioia passare del tempo con te e apprezzo la tua gentilezza nel condividere le tue molteplici esperienze con la comunità somatica. Ti auguro di completare il tuo manuale e ogni tua futura avventura creativa, qualsiasi essa sia!



[i] Traduzione italiana: Moshe Feldenkrais, Il Metodo Feldenkrais – conoscere se stessi attraverso il movimento, RED edizioni, 2003 (nota del traduttore)

[ii] EST – Ehrard Seminars Training. (nota del traduttore)

Questo testo è una versione italiana di Reminiscing: a visit with Ruthy Alon, dal blog Motion Potion di Nancy Wozny. L’originale in inglese si trova al link  http://motionpotion.blogspot.com/

Traduzione di Daniela Agazzi, per www.ProgettoFeldenkrais.it, gennaio 2011. Si permette l’uso del testo completo o parziale di questa traduzione con l’unica richiesta di citare la fonte, sia dell’originale che della versione italiana.

Bones For Life – Ossa per la Vita: I Fondamenti del programma – di Ruthy Alon

La preghiera dell’integrazione

Dio per favore fammi la grazia della flessibilità delle mie articolazioni,
così potrò avere libertà di movimento;
e dammi la forza per allineare ogni vertebra sull’altra,

così avrò un asse affidabile e sicuro;
e la saggezza di riconoscere la differenza.

Ruthy Alon che salta nell’imbragatura tipica del programma Bones For Life

Recenti ricerche della NASA hanno portato all’attenzione pubblica il tema della perdita della massa ossea e hanno trasformato l’atteggiamento verso di esso. Prima delle investigazioni della NASA su questo argomento, il deterioramento dell’osso era percepito come un normale processo dell’invecchiamento. Questa idea ha perduto credibilità dopo che i giovani astronauti, modelli di salute nella civiltà occidentale, ritornavano dallo spazio con ossa deboli. E’ diventato evidente che il tema del deterioramento del tessuto osseo non dipende solo dall’età ma piuttosto è da mettere in relazione con la reazione dell’organismo alle condizioni in cui vive.

Un ambiente in assenza di gravità non fornisce all’organismo gli stimoli che gli sono necessari per costruire la forza delle ossa. Non vengono generate nuove cellule mentre le vecchie cellule proseguono nel completamento del loro ciclo di vita come al solito. Senza una nuova generazione di cellule la popolazione di cellule ossee diminuisce. L’osso diviene quindi debole e a rischio di frattura.

La perdita del tessuto osseo: è un processo naturale irreversibile con l’avanzare dell’età o è una risposta alle condizioni di vita?

La buona notizia è che la NASA ha mostrato che è possibile recuperare la densità del tessuto osseo perfino anche dopo che si è impoverito. L’organismo risponde alle condizioni del proprio ambiente. Al ritorno dallo spazio, e garantendo le pulsazioni ritmiche di pressione grazie al confronto con la gravità, l’osso si rigenera. Questo può essere ottenuto solo se lo scheletro è predisposto secondo una postura che abbia una traiettoria continua ed efficace, capace di sostenere la forza di pressione. Naturalmente ci sono anche aspetti nutrizionali che sono coinvolti in questo processo di recupero.

Per il grande pubblico questo nuovo approccio porta un incoraggiante messaggio. Esiste la possibilità che il processo del deterioramento osseo possa essere reversibile in certe condizioni.

L’intento del programma Bones For Life è di ricreare le condizioni funzionali che sono in grado di stimolare la ricrescita delle ossa, anche se ormai impoverite.

Un notevole numero di studi e ricerche hanno investigato la difficoltà del corpo maturo, specie nelle donne, di fissare il calcio e i minerali dal sangue nel tessuto osseo. Oltre ai rilevanti aspetti ormonali, nutrizionali e chimici del problema, i ricercatori hanno insistentemente sottolineato la mancanza del movimento vigoroso come uno dei fattori coinvolti nel fallimento dell’assorbimento del minerale e dell’indebolimento del tessuto osseo.

Infatti, lo stile di vita occidentale porta alla mancanza di movimento soprattutto quando esso può essere sostituito da macchine. Si considera un miglioramento tecnologico il fatto che il lavoro del corpo viene svolto da ruote, ascensori e scale automatiche. Come è possibile beneficiare della tecnologia senza per questo pagare il prezzo nella nostra fisiologia? Il movimento del corpo come può influire sulla forza delle ossa?

I ricercatori insistentemente sottolineano la mancanza di movimento vigoroso come una delle ragioni per il fallimento del corpo maturo nell’assorbire dal sangue i minerali essenziali per le ossa.

Il movimento naturale è una sfida tra il peso del corpo e la forza di gravità che lo attrae verso il pianeta. Una creatura senza scheletro può muoversi nell’ambiente richiamando lo sforzo muscolare nella contrazione e poi rilasciandosi nell’espansione. Le creature che possiedono lo scheletro hanno un vantaggio, poiché lo scheletro può superare la gravità risparmiando il lavoro dei  muscoli. Se lo scheletro umano è allineato con una vertebra sopra l’altra approssimativamente secondo una linea verticale, così che il corpo possa poggiare su sé stesso, non è richiesto sforzo muscolare per mantenersi in piedi in equilibrio. In questo modo, quando nel fare il passo aumenta la pressione del corpo sul suolo effettuata dalla spinta elastica del ginocchio che si stende, viene prodotta una contro-pressione proveniente dalla terra la cui forza è equivalente al peso del corpo. Quando lo scheletro è organizzato secondo un asse stabile e allineato, la contro-pressione dalla terra viaggia verso l’alto, slancia la postura e rende più facile l’inizio del successivo passo avanti.

Un movimento umano è efficiente in quanto utilizza il proprio peso corporeo per la propulsione del movimento nell’ambiente. Questo sempre e quando lo scheletro può organizzarsi in una certa configurazione e anche nel suo contrario. Lo scheletro deve possedere la capacità di utilizzare le proprie articolazioni nella flessibilità e al contempo di stabilizzare tutte le proprie vertebre secondo un forte asse longitudinale. Lungo questo asse che assomiglia ad un rigido bastone possono dispiegarsi in modo bidirezionale sia la forza del peso del corpo che la forza di risposta del pianeta in una trasmissione che fluisce indisturbata da un capo all’altro del corpo.

Il movimento vince la forza di gravità mediante un impulso vigoroso del passo elastico sulla terra con la forza del peso del corpo. Come reazione la contro-pressione che proviene dalla terra slancia il corpo e lo muove in avanti con facilità. Per far sì che la forza bidirezionale possa trasmettersi da un capo all’altro senza perdita e senza ritardo lo scheletro deve essere organizzato in modo da accomodarsi alla continuità dello stile di trasmissione caratterizzato da un effetto domino.

Nel camminare questo ciclo di pressione e contro-pressione avviene con pulsazioni ritmiche ad ogni passo. Lo scheletro sofisticato è in grado di coordinare le proprie articolazioni e di permettere un soffice abbandonarsi alla gravità quando un piede si stacca dal suolo e procede nell’aria verso il passo successivo. Quando il piede atterra lo scheletro è immediatamente in grado di accomodare ogni vertebra alla successiva, allineando le ossa in un asse uniforme e stabile che sostiene l’impatto della risposta del terreno e lo utilizza per ottenere la verticalità. I ruoli di flessibilità e stabilità sono ora pronti a scambiarsi di nuovo. Nessuno strumento costruito dall’uomo è in grado di compiere una tale trasformazione polarizzata della tessitura della propria struttura alla velocità di un impulso cerebrale involontario.

Questa alternanza dei ruoli tra flessibilità e stabilità, tra il piegarsi e l’allungarsi, tra la morbidezza e la forza, tra l’atterraggio e il distacco, avviene per una abilità automatica di antichi sistemi del cervello. L’uomo non ha bisogno del controllo conscio per poter coordinare le dinamiche del camminare, anzi, gli è persino difficile ricostruirle intenzionalmente attraverso il pensiero cognitivo.

La capacità di superare la gravità e di trasformare il peso del corpo in una forza propulsiva dipende dalla possibilità delle articolazioni di coordinarsi nell’essere flessibili nonché stabili.  Coordinare le articolazioni dello scheletro a lavorare in armonia è una abilità primordiale del cervello. Il potere propulsivo del camminare dipende dall’abilità di allineare la spina in un asse stabile che possa applicare una resistenza equivalente alla pressione esercitata dal peso del corpo così come, nell’alternanza,  arrendersi alla gravità  e rilasciare la fermezza delle articolazioni.

L’abilità di superare la forza di gravità e di trasformare il peso del corpo in una forza propulsiva dipende dalla capacità delle articolazioni sia di coordinarsi  che di adattarsi l’una all’altra.

Meccanicamente, questo modello di camminata elastica alternata ha l’effetto di rinnovare le ossa. Le pulsazioni ritmiche scuotono il corpo e stimolano la circolazione del sangue favorendo la penetrazione dei nutrienti e dell’ossigeno in ogni cellula del corpo. Solo il movimento vigoroso permetterà ai nutrienti del sangue di penetrare nel tessuto solido dell’osso. Solo uno scheletro ben allineato, che coordina le proprie curve, sarà in grado di sostenere in sicurezza il crescente carico della pressione pulsante prodotta dal movimento dinamico che è necessaria per nutrire l’osso.

Di non minore importanza per la salute dell’osso è la fase della circolazione sanguigna che riporta il sangue dalle estremità verso il cuore e i polmoni. Questa è la fase di pulizia dei residui creati nel processo metabolico. Il sangue nelle vene si muove dalle estremità verso l’alto contro la forza di gravità e questa circolazione tende ad essere più lenta rispetto alla fase di nutrimento nella quale fluisce nelle arterie dal cuore verso il basso. Difficoltà e ritardi nel rimuovere le scorie diminuiscono la vitalità e possono perfino portare a malattia.  Il tessuto osseo, al quale la circolazione stagnante e il movimento corporeo intorpidito non hanno consentito di effettuare il necessario ricambio, non è nella condizione di assorbire più nutrienti per il proprio rinnovamento. E’ un tessuto bloccato che diviene vecchio prima del tempo.

Senza il libero flusso bidirezionale le ossa non possono costruire nuove cellule. Diventano porose e deboli, possono fratturarsi in una brutta caduta e persino senza cadere.  Alcune persone si rompono le ossa solo rigirandosi nel letto.

La qualità elastica del movimento dinamico del camminare aiuta il sangue carico di nutrienti a penetrare nel tessuto solido dell’osso. Senza movimento vigoroso, non solo viene negato all’osso il materiale per costruire nuove cellule, ma anche viene ostacolata la rimozione dei residui creati dal processo metabolico e viene pregiudicata la vitalità dell’osso.

Dal punto di vista neurologico, il modello meccanico di una camminata ben coordinata con uno scheletro efficacemente allineato, con movimento ritmico, armonioso, e capace di produrre la pressione elastica, è percepita dall’organismo come stimolo per rafforzare le ossa e rendere il tessuto più denso. Il cervello identifica le caratteristiche dello stile del camminare che richiede ossa forti e imposta il corpo perché possa assolvere con successo questo compito. La camminata ritmica che sostiene il peso e il rafforzamento delle ossa sono intrecciati insieme come la funzione e la struttura si adattano l’una all’altra.

Se la capacità di muoversi è il criterio ultimo per la sopravvivenza, allora la motivazione cruciale di muoversi crea la possibilità di ottenerlo. L’organismo recluterà e metterà in gioco tutte le risorse per soddisfare i suoi bisogni ed eviterà di utilizzare tutte le capacità quando non identificherà una necessità per questo. Ciò che non viene usato si perde. Se una persona non usa un movimento vigoroso e non sfida le ossa con un aumentato livello di pressione l’organismo può interpretare la diminuita attività come una mancanza di necessità di forza. Ne risulta che la motivazione di costruire la forza delle ossa finirà in fondo alla lista delle priorità. Il movimento debole impoverisce non solo la forza meccanica ma anche la sfida motivante.

Ciò che  non viene usato si perde. Senza sfida la competenza non si sviluppa. Senza movimento dinamico l’organismo non ha la motivazione per diventare più forte.

Nella nostra civilizzazione, come risultato di una limitata attività, non solo le articolazioni divengono troppo rigide o troppo lasse, ma anche il ritmo del movimento diviene frammentato dalla mancanza di coordinazione e il modo di camminare perde sincronia. Non solo la linea dello scheletro devia dalla traiettoria della continuità, esponendo segmenti vulnerabili a compressione e dolore, ma anche i meccanismi interni, che lottano per il benessere, cedono al compromesso e rinunciano alla propria urgenza originaria di una piena vitalità.

Quando il movimento diventa debole, c’è sempre meno volontà di muoversi, e la persona cade in un circolo vizioso di deterioramento. Il movimento debole, senza l’elastica relazione con la gravità, fa all’uomo civilizzato quello che la gravità zero fa ai giovani astronauti. Il movimento non elastico non stimola la forza delle ossa e neppure incoraggia la postura eretta. Con ossa deboli e postura collassata il desiderio di muoversi si affievolisce sempre più.

Il circolo vizioso del deterioramento osseo: il movimento debole e privo di elasticità e una postura misera non permettono una azione dinamica e non consentono di stimolare la costruzione di nuove cellule ossee. Le ossa deboli e la postura collassante limitano la volontà e la possibilità di movimento.

Il modo per uscire da questo circolo vizioso è attraverso una accresciuta vitalità nel movimento fisico. Per poter affrontare con successo la sfida dell’aumentata pressione provocata dal movimento dinamico devono essere aggiornate la qualità della organizzazione corporea, la postura e la coordinazione del movimento. Creare le condizioni per aumentare la forza delle ossa attraverso una postura ben organizzata e il movimento dinamico è il punto di partenza del programma Bones For Life.

La pressione richiesta per nutrire le ossa non è una pressione qualsiasi, e non è certamente la massima pressione statica. La pressione che può stimolare il rafforzamento delle ossa deve essere equivalente nel suo volume, modello, ritmo e nella proporzione della sua distribuzione nelle parti del corpo alla pressione prevalente nel più fondamentale dei movimenti: una sana e vigorosa camminata.

La pressione ideale che sostiene la forza e la flessibilità delle ossa si trova in un range di pressione molto specifico. Qualsiasi deviazione da quel livello non sarebbe utile nel migliore dei casi e potrebbe addirittura essere dannosa nei peggiori. La pressione tagliente e cronica causerà erosione. Moderare il livello di pressione non è un compito semplice. Rinunciare alla motivazione compulsiva di esprimere l’intenzione con la massima forza, piuttosto che con la massima sensibilità, richiede consapevolezza e senso della misura.

La pressione specifica che rinforza le ossa deve essere equivalente nel volume, modello, ritmo e proporzione nella distribuzione tra le parti del corpo al più fondamentale dei movimenti: una camminata sana e vigorosa.

Un tema cruciale del programma per stimolare la forza delle ossa attraverso il movimento dinamico è come le persone con un basso livello di fitness saranno in grado di confrontarsi con la sfida di una intensa pressione. Le persone che hanno rinunciato all’attività fisica al punto in cui le loro ossa sono diventate porose e a rischio di fratture come possono fare esperienza del movimento dinamico senza frustrazione e senza farsi male? Le persone con posture deteriorate e le cui opzioni di movimento sono limitate come potranno praticare con una vivacità significativa senza per questo portare danno alle articolazioni vulnerabili del loro allineamento disfunzionale? In verità, le persone che più necessitano del movimento dinamico sono spesso quelle che hanno minor capacità di sostenerlo.

Il tema centrale del programma per stimolare la forza delle ossa è: le persone con un range limitato nel movimento e con posture inaffidabili come possono confrontarsi con la sfida di una pressione intensa senza danneggiarsi?

Infatti la sicurezza personale di ciascun allievo è considerazione primaria nel programma per il recupero della forza delle ossa e questo è il suo specifico contributo. I processi di movimento del programma Bones For Life sono presentati in un contesto di apprendimento che garantisce la moderazione e la cura di sé. Il programma offre molte strategie per proteggere le articolazioni vulnerabili delle curve della spina, le ginocchia, e le anche via via che acquisiscono la funzione dell’elasticità.

Il programma Bones For Life trae la propria efficacia dall’approccio all’apprendimento somatico sviluppato dal Dottor Moshe Feldenkrais (scienziato israeliano, 1904-1984). I suoi metodi Awareness Through Movement®  (Consapevolezza Attraverso il Movimento®) e Functional Integration® (Integrazione Funzionale®) offrono una rieducazione dei modelli abituali di organizzazione motoria. Una chiave centrale dell’approccio Feldenkrais per migliorare una funzione è attraverso la prospettiva dell’integrazione. Per poter migliorare una disfunzione specifica e apparentemente locale e modificare il suo modello controproducente è necessario ri-adattare le abitudini di tutte le altre parti del corpo così che potranno sostenere le nuove opzioni suggerite. Questo modo di intendere la chiave partendo dalla totalità dell’integrazione è congruente con il modo in cui qualsiasi organismo agisce. Un organismo vivente funziona come una rete in cui ogni parte influenza il tutto.

Le abitudini di movimento e di postura,  che sono persistenti come qualsiasi altra dipendenza, iniziano a lasciar andare il proprio controllo sulla persona quando vengono affrontate dalla prospettiva dell’integrazione. Feldenkrais diceva che le abitudini potevano essere cambiate nello stesso modo in cui si sono formate.  Proprio come un neonato acquisisce con una sperimentazione senza fine la maestria delle proprie funzioni motorie come gattonare e camminare allo stesso modo il processo per riformare le abitudini porta lo studente adulto ad esplorare una moltitudine di opzioni inusuali osservando la collaborazione del resto del corpo nello specifico movimento.

Ogni parte del corpo è dipendente dalla collaborazione con l’intero. Questa è la caratteristica di ogni organismo vivente. Il Metodo Feldenkrais® comunica con il cervello per mezzo del linguaggio dell’integrazione. Per recuperare una funzione danneggiata o limitata è necessario negoziare l’accordo con tutte le parti del corpo che si aggiorneranno e ri-adatteranno le proprie abitudini.

Questo processo attiva la facoltà che scopre armoniose soluzioni per il benessere della persona. Raffinare la qualità del movimento risveglia il cervello alla proprietà più basilare di ogni creatura vivente: un impulso non negoziabile di raggiungere il massimo benessere. Invece di una imitazione esteriore di idee autoritarie prese in prestito il ri-apprendimento autonomo attraverso il Metodo Feldenkrais® valorizza il meccanismo di giudizio autonomo e promuove l’ascolto del proprio feedback che può condurre il movimento verso la qualità ottimale.

Conquistare la qualità ottimale della coordinazione del movimento non è puramente un conseguimento fisico. Al contrario, lo sforzo fisico tende ad oscurare la sottigliezza della osservazione consapevole che può elevare verso il movimento ben organizzato.

Scoprire coordinazioni efficaci nel laboratorio dell’esperienza richiede una atmosfera di sostegno che possa dissolvere l’eccessivo attaccamento associato alle abitudini.  Per poter ottenere una tale accuratezza nell’auto-osservazione il confine dello sforzo deve essere portato al minimo. Affinché sia possibile rispettare i confini delle proprie capacità è necessario il movimento lento, ad un ritmo che permette l’ascolto interiore e la consapevolezza. Perfino il confronto con la gravità è reso piacevole nel Metodo Feldenkrais® visto che la persona è sdraiata a terra per la maggior parte del tempo. Il pavimento fornisce l’opportunità di superare le tensioni abituali e di scoprire nuove possibilità in una modalità che venga accettata dall’organismo.

Nel programma Bones For Life comunque è necessario applicare l’aumentata forza del movimento dinamico nel contesto di una postura eretta che sostiene il peso. L’impatto necessario per stimolare la forza delle ossa può essere raggiunto con un movimento elastico che abbia uno specifico e rapido ritmo. Il programma Bones For Life usa il laboratorio della coordinazione che deriva dal Metodo Feldenkrais® e applica i suoi principi di apprendimento somatico integrativo nel contesto degli specifici movimenti dinamici ed elastici e di una postura eretta che sostiene il peso così come è necessario per stimolare la forza delle ossa.

Il programma Bones For Life usa il laboratorio della coordinazione del Metodo Feldenkrais® e applica i suoi principi di apprendimento somatico integrativo allo specifico contesto dei movimenti dinamici ed elastici e della postura eretta che sostiene il peso come necessario per stimolare la forza delle ossa.

Il programma Bones For Life offre una varietà di misure protettive per garantire la sicurezza del corpo nonché la possibilità del distacco dai modelli abituali. Lo strumento principale per affrontare la pressione per sostenere il peso senza rischio di danni è una striscia di tessuto, lunga 7 metri, che viene avvolta attorno al corpo come una imbracatura.

L’imbracatura tiene il corpo compatto fornendogli la forza affidabile di un asse. Essa guida ciascuna articolazione nell’assumere la propria disposizione proporzionata secondo un più funzionale allineamento in modo che l’abilità del corpo di esercitare resistenza possa aumentare. Questa esposizione delle ossa ad una accresciuta pressione nel movimento è la risorsa per la loro guarigione. L’imbracatura permette anche ad una persona con un corpo non ben organizzato di fare esperienza su di sé di un modello di postura più efficiente con la quale può sviluppare sia una sicura immagine di sé nonché la capacità effettiva di praticare movimenti con carico di peso senza rischio. Alcuni quotidiani movimenti rimbalzati praticati avvolti nell’imbracatura procurano l’occasione per ciascuna parte del corpo di sviluppare la propria parte di responsabilità verso uno stile migliorato di auto-organizzazione. Subito dopo l’allineamento migliorato è spontaneamente riflesso nello stare in piedi senza la stampella dell’imbracatura e può costituire l’inizio di una postura aggiornata.

L’imbracatura, una striscia di tessuto lungo 7 metri, tiene il corpo compatto garantendogli la forza di un asse verticale. Essa consente persino ad una persona con un corpo non ben organizzato di fare esperienza su di sé di un modello di postura più efficiente  con la quale può sviluppare sia una sicura immagine di sé nonché la capacità effettiva di praticare movimenti con carico di peso senza rischio.

Un altra modalità per un apprendimento sicuro è l’uso di un muro per lavorare in resistenza. Spingere il muro con le mani o con i piedi rimanendo sdraiati garantisce una più efficiente via di trasmissione della pressione attraverso lo scheletro. Appoggiare la schiena al muro stando in piedi fornisce una migliore possibilità alla forza prodotta dal piede di generare un effetto domino per una trasmissione della pressione, morbida e sostenuta, che fluisce su da un capo all’altro.

Aggiungere la sfida di alterare la superficie del muro usando vari materiali può incoraggiare la postura a ri-allinearsi in un modo che evade dalle vecchie abitudini nonché risveglia il cervello verso l’intelligenza dell’adattamento. Dopo aver appoggiato la schiena su una superficie alterata di muro la persona inizia a camminare sul posto. Nel contesto di questo modello naturale di camminata, che il corpo comprende e con il quale è in confidenza, l’allineamento della postura viene rinforzato. Le vecchie abitudini così iniziano ad aprirsi e a trasformarsi. L’attività del camminare rinforza l’appena appreso allineamento della postura e la fissa. Il movimento ri-organizza la struttura nel quale opera. La combinazione del creare un cambiamento nella struttura all’interno di un contesto di pratica di una funzione dinamica porta a sorprendenti miglioramenti.

I novanta processi di movimento del programma Bones For Life usano  configurazioni di movimento che derivano dal repertorio di modelli motori che si trovano in natura. Questi modelli sono stati selezionati per la massima efficienza per milioni di anni di evoluzione. Sono registrati nella memoria funzionale delle specie. Riattivare queste formule primordiali fornisce l’accesso ad una riserva di conoscenza che risveglia il cervello al suo talento principale – la determinazione nel raggiungere il benessere. E’ come quando vengono accennate poche note di una lungamente dimenticata canzone dell’infanzia che subito siamo in grado di proseguire a cantare con gioia.

Alla fine di un processo di movimento che è stato appositamente progettato con l’intento di rinforzare le ossa il corpo sceglie spontaneamente una postura migliore. La testa si trova sulla cima della spina e, nel camminare, il movimento fluisce con armonia e pieno di vitalità.

Dopo aver fatto esperienza di una organizzazione più efficiente con la pratica del programma, tutti i movimenti della vita quotidiana continueranno a sostenere il progetto di rinforzare le ossa. La pressione elastica del camminare fluirà senza interferenze attraverso lo scheletro ben allineato senza rimanere bloccata da barriere posturali. Le pulsazioni della pressione in un corpo ben organizzato arrivano da un capo all’altro senza perdita di forza e ritmo favorendo la circolazione sanguigna nel penetrare anche il rigido tessuto dell’osso e di nutrire il rinnovamento delle cellule.

Tutti i processi del programma Bones For Life usano configurazioni di movimento derivate dal repertorio di modelli motori che si trovano in natura che sono stati selezionati per la massima efficienza per milioni di anni di evoluzione.

Le ossa sono organi vivi e reattivi ed è possibile fornire loro le condizioni originali adatte per stimolare la loro forza. La salute delle ossa è parte dell’ecologia personale di ciascuno e si trova nelle mani e nei piedi di ogni uomo e donna senza sottomettersi a nessuna autorità esterna. Ogni persona che può camminare è in grado di arrestare, ad un maggiore o minore grado, il processo di impoverimento delle ossa. Il deterioramento può essere persino invertito per mezzo del movimento naturale. Test clinici, eseguiti dopo un periodo di lavoro di quattro mesi da parte di un gruppo di studenti di Tel Aviv (2001), mostrano risultati davvero incoraggianti.

Ogni persona può imparare al proprio ritmo, gradualmente e in sicurezza, i modelli fondamentali del movimento naturale e può ri-impadronirsi di uno stile ricco di pressione elastica e quindi offrire all’organismo la chiave per rinforzare le ossa.

Il movimento naturale, che risuona in ogni parte del corpo, le integra tutte in una aggraziata armonia. Organizza il corpo sia per la stabilità che per la flessibilità. Inspira la fiducia nelle proprie ossa così come la libertà delle articolazioni. La gioia che procura il praticare movimenti vigorosi con facilità e successo è un compagno costante dell’attività dinamica. Questa gioia io la chiamo ottimismo biologico. L’ottimismo biologico nel riconquistare il movimento naturale è il reale beneficio del programma e il rinforzare le ossa è il bonus.

Ottimismo biologico: il vero beneficio del programma. Rinforzare le ossa: il bonus.

©2010 Bones For Life, Ruthy Alon

Questo testo è una versione italiana di The Program Concepts, dal sito ufficiale del programma Bones for Life®.

L’originale in inglese si trova al link  http://www.bonesforlife.com/concepts.asp.

Traduzione di Daniela Agazzi, per www.ProgettoFeldenkrais.it, agosto 2010. Si permette l’uso del testo completo o parziale di questa traduzione con l’unica richiesta di citare la fonte, sia dell’originale che della versione italiana.

Imparare a differenziare i modelli motori

Completiamo con questa seconda parte la riflessione sull’articolo di Ann Joyce.

Se una persona sana vuole guardare un oggetto accanto a sé può semplicemente girare la testa, oppure ruotare insieme alla testa le spalle o addirittura può girare su un piede per ruotare con tutto il corpo nello spazio per dirigersi verso l’oggetto. E’ questa possibilità di scelta dell’individuo che rende i suoi movimenti ‘differenziati’. E il movimento viene scelto secondo il contesto. Per esempio se una persona incontra un conoscente per strada può girare la testa per salutarlo, oppure ruotare anche le spalle oppure girare su sé stesso per andargli incontro. Più una persona ha un repertorio di movimenti differenziati più ha possibilità per scegliere quello migliore. Alcune persone non hanno queste possibilità: i loro schemi motori sono in una certa misura ‘indifferenziati’. Non hanno possibilità di scelta.
Col Metodo Feldenkrais possiamo gradualmente, ma progressivamente ampliare questo repertorio. Ad esempio, in una lezione di Integrazione Funzionale, per mezzo di tocchi gentili possiamo cominciare ad esplorare lo schema diagonale ‘dimenticato’, creando una relazione tra la spalla e l’anca opposta, nonché allungando la spina e facilitando la rotazione della testa.
Un po’ alla volta, il respiro comincia ad essere più ampio e profondo e così possiamo integrare il lavoro con altri dettagli come creare maggior possibilità di muovere le scapole separatamente dalle costole. In un tempo anche breve i cambiamenti possono essere davvero sorprendenti.

In cosa è diverso il Metodo Feldenkrais?

Vari studi hanno dimostrato che le persone che praticano il Metodo Feldenkrais raggiungono maggiormente un migliore equilibrio, un miglioramento dei sintomi negativi e dolorosi nonché senso di benessere e di autostima rispetto a coloro che non lo fanno. Ci sono vari aspetti che differenziano il Metodo Feldenkrais da altri tipi di intervento. Non è un programma di esercizi, non è stretching o massaggio, e nemmeno terapia (cura per una patologia specifica). Le persone con cui lavoriamo sono i nostri ‘studenti’ grazie all’apprendimento che si verifica nella pratica. I movimenti del corpo, sia attivi che passivi, stimolano il cervello. L’apprendimento avviene quando nuovi schemi motori sono appresi e interiorizzati, tenendo sempre a mente che l’apprendimento non è tutto volontario o conscio.
L’apprendimento avviene istantaneamente nelle circostanze adatte. Vi è mai capitato di lottare per imparare qualcosa di nuovo, metterlo da parte, e quindi quando ci ritornate successivamente avere successo? Ecco! E’ così che avviene. Nel momento in cui l’apprendimento avviene la persona può smettere di pensarci e il nuovo schema fa parte del repertorio dei movimenti abituali.
Un’altra differenza consiste nel modo di trattare debolezza muscolare e limiti nell’ampiezza di movimento delle articolazioni. Solitamente i terapisti isolano la parte limitata o dolente. Ma spesso le persone che presentano limiti in qualche area del corpo sperimentano limiti anche in altre aree diverse da quella. L’ampiezza del movimento nelle articolazioni viene trattata come stretching o qualche forzatura che può anche causare disagio. La nostra modalità è di muovere la persona nella direzione e per l’ampiezza che gli è comoda. L’aumento dell’ampiezza di movimento avviene perché il corpo riconosce come non più necessarie le tensioni croniche e le rilascia. L’intero corpo sente e agisce come un organismo integrato.
Il dottor Feldenkrais sosteneva che il nostro scheletro è stato creato per sostenerci mentre la muscolatura e i tessuti connettivi per muoverci e non per rimanere cronicamente in uno stato di contrazione. Il Metodo Feldenkrais fornisce una esperienza cinestesica per cui il movimento viene distribuito più diffusamente nel corpo per cui si ottiene una maggiore ampiezza di movimento. Per esempio se una persona cammina curvata in avanti sarà incapace di rilasciare certi muscoli. Ma se le viene insegnato grazie al metodo che può sostenersi maggiormente grazie allo scheletro potrà rilasciare lo sforzo non necessario della sua muscolatura ottenendo una camminata migliore e una maggior libertà di movimento. Inoltre mantenere tutto piacevole e essere nel momento sono caratteristiche speciali del metodo.

Relazione tra memoria di procedure motorie e memoria emotiva.

Le persone affette da Alzheimer ricordano gli stimoli emotivi positivi. E’ piuttosto evidente che il tocco gentile del Metodo Feldenkrais crea una memoria emotiva positiva e facilita l’instaurarsi della fiducia anche se il richiamo stesso dell’esperienza emotiva non è più possibile negli stadi avanzati della malattia. Sebbene sembri che le persone affette da Alzheimer possano perdere rapidamente gli schemi motori acquisiti durante la lezione ho notato che essi vengono rapidamente recuperati nelle lezioni successive. Credo che ciò sia possibile in parte grazie alla connessione mente-corpo e in parte grazie al fatto che la memoria di procedure motorie (che abbiamo visto essere una parte specifica della memoria di procedure – vedi articolo precedente) e la memoria emotiva non sono separabili. Anche se si tratta di due abilità differenti, credo che le capacità di apprendimento motorio e la memoria emotiva si integrino permettendo a queste persone di apprendere lezione dopo lezione. Mantenere tutto piacevole e essere nel momento sono caratteristiche speciali del metodo. Per le persone affette da Alzheimer che non hanno più ricordi e non hanno consapevolezza del loro futuro esiste solo il presente e tale presente può essere reso significativo da esperienze come questa.

Aspettative e esplorazioni: obiettivi e qualità della vita. Chi decide sulla qualità della vita?

Nei trattamenti tradizionali è l’esperto che decide quali sono gli obiettivi del lavoro. Attraverso questa esperienza con il Metodo Feldenkrais invece mi sono resa conto che, anche in casi come questi, il metodo fornisce una esperienza individuale che lascia poi emergere i bisogni direttamente dalla persona, in modo verbale o come altro li può esprimere.
Non esiste nessun percorso pre-tracciato che ci possa garantire il risultato finale di una lezione. In genere, quando nel corpo avviene qualcosa di positivo, la mente lo riconosce e lo fa suo. E allora i cambiamenti avvengono. Ma che cosa accade se una persona non desidera cambiare e il nostro lavoro gli procura maggior disagio?
Con l’esperienza mi sono resa conto che non è buono porre i nostri obiettivi come obiettivi di una persona, anche se al fine di aiutarla. Forse non è possibile aiutare chiunque ma per molti possiamo creare una differenza significativa. Ognuno risponde in modo unico. Ma se troviamo un modo per cui una persona possa comunicare meglio i suoi desideri, bisogni, dolori ciò porterà grande differenza nella qualità della sua vita.

(estratti dal riassunto dall’articolo pubblicato in ‘Alzheimer care quarterly, Ann J., Individual with dementia learn new habits and are empowered through the Feldenkrais Method, volume 7, issue 4, 2006, pp. 278-286’)

Il Metodo Feldenkrais è un modo per insegnare alle persone abitudini più efficaci.

Vi presentiamo spunti di riflessione tratti da un articolo sull’esperienza dell’insegnante Feldenkrais Ann Joyce con persone affette da Alzheimer dove si descrive il valore che l’apprendimento di procedure motorie può aggiungere alla qualità della vita degli esseri umani.

Il Metodo Feldenkrais può insegnare anche alla persona a modificare i movimenti malsani e improduttivi e a scoprire modelli più funzionali ed efficaci. Possedendo modelli migliori la persona può muoversi più liberamente, ridurre il rischio di cadute, migliorare la propria capacità di attenzione e di comunicazione, respirare e dormire meglio. Qualsiasi sia la diagnosi, la persona inizia a gioire di una più alta qualità della vita.

Mary, 96 anni, si trova in una grave fase della sua patologia Alzheimer e vive su una sedia a rotelle completamente accudita dalla sua famiglia. Sua figlia nota la sua espressione contratta ed è sicura che prova dolore, anche se non può esprimerlo con le parole, nota inoltre che altre terapie non danno alcun risultato. Mery è resistente al movimento, anche quando la mettono a letto rimane nella posizione in cui la dispongono senza aggiustarsi per la propria comodità.
Nella prima lezione con Mary era fondamentale trovare una posizione che le permettesse di rilassarsi. Ho lavorato facendola sdraiare sulla schiena con un rotolo che le sosteneva le ginocchia. In questo modo alcuni dei muscoli che era abitualmente contratti potevano rilassarsi e altri muscoli ‘dimenticati’ potevano risvegliarsi e successivamente contribuire ad una migliore posizione eretta. Ossevandola si notava che il respiro era appena visibile ed avveniva soprattutto nella pancia.
Nelle lezioni con Mary ho lavorato appoggiando le mani sulle sue scapole e sostenendola, cercando la relazione tra i movimenti delle scapole con quelli delle altre parti del corpo, fino al bacino e alle anche. Posso fare lo stesso con le costole. Se io faccio girare la sua testa vien fatto solo parzialmente con l’intento di verificare fino a che punto questo movimento coinvolge la spina.

Ciò che rende il Metodo Feldenkrais diverso da ogni altro rimedio attraverso il movimento è che si guarda continuamente alla relazione tra le varie parti del corpo, tra un movimento e un altro. Per esempio, se Mary volesse girare la testa per guardare qualcosa, io osserverei come quel movimento influisce sullo spostamento del peso sulla sua sedia oppure se gli occhi aiutano o limitano il movimento stesso.

Il mio tocco gentile permetteva un dialogo che io potevo riconoscere grazie al suo respiro che diventava più pieno e ampio e dal fatto che sentivo che la sua muscolatura si rilassava nelle mie mani. Dopo diversi incontri Mary poteva stare in piedi un po’, fare un passo e sedere più comodamente. Poteva allungare le gambe in modo migliore, poteva piegarsi in avanti in modo da poter poi aprire meglio la bocca per mangiare ed era più sciolta quando veniva in piedi.

Come possiamo comunicare con persone che non usano più la parola? Come possiamo aiutarle a relazionarsi col mondo e come possiamo noi stessi relazionarci con loro? Queste sono difficoltà che incontrano i curatori e i familiari delle persone affette dall’Alzheimer e da altre malattie.
Molti anziani che vengono accuditi in famiglia non sperimentano più un tocco gentile. Il Metodo Feldenkrais permette loro invece di provare ancora quel contatto di sostegno e di amore perduto da lungo tempo. Le persone lo accolgono e lo apprezzano.

Memoria e apprendimento: l’apprendimento di procedure e come i comportamenti acquisiti divengono abitudini.

L’Alzheimer è una patologia irreversibile che causa danni alle cellule del cervello e perdita di memoria e dell’uso di funzioni. Nei primi stadi la persona è confusa, nei successivi ha problemi con il linguaggio, l’apprendimento e l’esecuzione dei compiti abituali e nella fase più grave non è più in grado di occuparsi di sé stessa compreso l’atto di nutrirsi.
Sebbene le persone affette da Alzheimer nella fase più grave abbiano poca relazione col mondo esterno e ben poca consapevolezza di sé stessi rimane la possibilità di mantenere la capacità di apprendimento attraverso la memoria di procedure. Esistono vari tipi di memoria tra i quali la memoria dichiarativa (la capacità conscia di ricordare eventi e fatti che viene presto perduta con questa patologia), la memoria di procedure cioè ‘l’imparare facendo’ (che comprende le attività ripetitive, le abitudini e l’apprendimento motorio) che persiste più a lungo nell’individuo. Inoltre c’è la memoria emozionale che riguarda il richiamare stimoli emotivi di cui parleremo dopo.

Le nostre abitudini, che sono comportamenti automatici appresi attraverso le esperienze della vita, sono fondamentali. Senza abitudini, occorrerebbe molto tempo per pensare ogni singola azione della nostra vita, rendendo così impossibile portare a termine il più semplice compito. Le abitudini ci possono aiutare o limitare. Quando le abitudini sono apprese in una situazione di malattia o di trauma possono aiutarci per un periodo agendo come una protezione ma nel momento in cui abbiamo recuperato il disagio quelle abitudini motorie protettive diventano improduttive.
Vediamo un esempio del camminare e della potenzialità del cadere. Diciamo che una persona ha paura di scivolare sul ghiaccio nel periodo invernale e quindi aggiusterà la propria camminata al contesto facendo, per esempio, passi più piccoli o irrigidendo il tronco e questo può diventare rapidamente una abitudine. Ma al termine dell’inverno la persona tenderà a mantenere l’abitudine e quel modo di camminare gli lascerà una maggiore possibilità di andare incontro a cadute.
Nel caso di individui affetti da Alzheimer sono queste abitudini, memorie di procedure o comportamenti appresi, che gli permettono di andare avanti più a lungo. Poiché la funzione motoria è una delle ultime ad essere invasa dalla patologia Alzheimer queste persone possono ancora camminare e girellare quando le altre funzioni di ragionamento e di comunicazione sono già intaccate, anche se non sono più consapevoli dei pericoli che si trovano intorno a loro e quindi sono comunque esposti a cadute e traumi.
Quando ho cominciato a lavorare con persone affette da Alzheimer non sapevo fino a che punto avrei potuto aiutarle: apparentemente non mi riconoscevano, almeno nel senso quotidiano del termine e avrebbero potuto dimenticare tutto dopo pochi minuti. Così ho scoperto che non è necessario essere coscienti e capaci di ricordare per avere benefici. Poiché il Metodo Feldenkrais modifica le abitudini di una persona vidi che i risultati potevano essere positivi e permanenti grazie alla capacità umana dell’apprendimento delle procedure.

(estratto dal riassunto dell’articolo pubblicato in ‘Alzheimer care quarterly, Ann J., Individual with dementia learn new habits and are empowered through the Feldenkrais Method, volume 7, issue 4, 2006, pp. 278-286’)

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