Verso il Fitness del Nuovo Millennio: il Contributo Sociale del Programma Bones For Life

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Questo articolo è stato scritto da Daniela Agazzi in occasione della sua partecipazione al Movement Intelligence Senior Trainers Training con Ruthy Alon in Israele nel maggio 2014. La traduzione inglese è pubblicata anche sul sito di Ruthy Alon http://www.movementintelligence.com.


Le strategie del programma che trae le proprie origini dal Metodo Feldenkrais, partendo dalla legge di Weber e Fechner fino agli originali principi di uso della pressione e di uso del carico di peso nel programma Bones For Life verso un nuovo approccio al fitness che contribuisce allo sviluppo dell’essere umano civilizzato.

di Daniela Agazzi

Le origini del programma Bones For Life dai principi del Metodo Feldenkrais

Daniela Agazzi  diventa Senior Trainer di Movement Intelligence direttamente con Ruthy Alon - Israele maggio 2014

Daniela Agazzi diventa Senior Trainer di Movement Intelligence direttamente con Ruthy Alon – Israele maggio 2014

‘Più la tecnologia progredisce ed avanza, più sembra miseramente regredire la forma fisica dell’uomo civilizzato. La qualità della coordinazione del movimento individuale rimane indietro rispetto alla capacità di inventiva della mente umana di fornire soluzioni ai bisogni della vita. Andando avanti con l’età, le persone tendono a perdere la facilità nel movimento così come l’intelligenza originaria che può guidarli verso un più gratificante uso del proprio corpo. Con una camminata compiuta con difficoltà, una postura distorta, il volto che esprime sofferenza, l’uomo civilizzato tende verso una condizione che non gli avrebbe consentito la sopravvivenza in una realtà naturale pre-culturale.

Se l’uomo preistorico non fosse stato in grado di camminare bene, e anche di correre, non sarebbe sopravvissuto e noi non avremmo potuto essere qui oggi. Nel linguaggio dell’evoluzione l’abilità nel movimento equivale alla sopravvivenza. Fortunatamente la civilizzazione ci sta consentendo di esistere con degli standards più bassi ma, con l’accettazione di una meno soddisfacente mobilità, noi perdiamo anche la gioia dell’esistenza che è insita nel muoversi liberamente.
Coloro che intenzionalmente si prendono la responsabilità della propria ecologia personale e desiderano investire nel recupero della propria qualità del movimento possono trovare vari metodi disponibili per la costruzione della propria forma fisica ma la maggior parte di questi metodi possono essere impropriamente esagerati o non rispondere al bisogno basilare per il movimento naturale che è al servizio della vita.’ [1]

In che cosa il programma Bones For Life si propone di essere diverso e innovativo? Quali sono le strategie con le quali si pone l’obiettivo di aggiornare il fitness degli esseri umani?

Il programma Bones For Life, creato da Ruthy Alon, trae le sue origini dai principi del Metodo Feldenkrais. Ruthy Alon è infatti una Senior Trainer del Metodo Feldenkrais, ha avuto contatto diretto con il genio Moshe Feldenkrais per circa 40 anni e ha divulgato e divulga tuttora il Metodo da lui creato in molti paesi del mondo. Il suo contributo non poteva non tenere conto di questa lunga esperienza vissuta.

La legge di Weber-Fechner

Moshe Feldenkrais, il fondatore del metodo omonimo, in questo suo innovativo approccio si è appoggiato alla legge di Weber e Fechner. Si tratta di una approssimativa legge psicologica splendidamente descritta ed inserita nel suo contesto storico-culturale in un articolo del 1997 del Trainer del Metodo Feldenkrais Dennis Leri. Questa legge

‘mette in relazione il grado di risposta o sensazione di un organo di senso e l’intensità dello stimolo.’ [2]

In pratica, che cosa accade nella nostra vita di tutti i giorni? Se vi trovate a mezzogiorno su una spiaggia assolata e accendete una candela potreste percepire la differenza nella quantità di luce? Se siete in un luogo estremamente silenzioso, come in campagna, lontani dalla città, potreste percepire l’arrivo di un’auto dal rumore che si sta avvicinando ma se vi trovaste in un centro cittadino caotico e nel pieno di un ingorgo di automobili cambia qualcosa se arriva un’auto in più? La legge di Weber e Fechner ci dice che non sempre potremmo percepire lo stimolo uditivo dell’arrivo di una automobile ma che questa capacità del sistema nervoso dipende dal contesto dello stimolo sullo sfondo.

Con il suo Metodo il dottor Moshe Feldenkrais ci ha dimostrato che per favorire l’apprendimento del sistema nervoso è necessario ridurre lo sforzo (e ovviamente il tono muscolare di base) e che ciò permette di sviluppare la propria sensibilità motoria che sarà al servizio dell’apprendimento. La legge di Weber e Fechner gli ha permesso di affermare ciò che aveva intuito con l’esperienza. In altre parole, maggiore è il rumore di fondo meno siamo in grado di udire piccoli e sottili stimoli. E’ un fenomeno fisiologico che viene ritenuto valido per quasi tutti i nostri sensi. Ed quindi è ragionevole supporre che più si riduce lo sforzo muscolare o rumore di fondo in una azione maggiore sarà la nostra capacità di sentire e percepire quello che stiamo facendo. Se ne deduce che l’intenzionale riduzione dello sforzo sarà significativa per la abilità di imparare modalità di azioni migliori.

Ernst Heinrich Weber, anatomista e fisiologo tedesco (1795-1878), ha introdotto per primo il concetto di ‘minima differenza percepibile’ cioè la più piccola differenza percepibile tra due stimoli simili. Le osservazioni empiriche di Weber furono poi espresse in formula matematica da Gustav Theodor Fechner, che nominò la sua formulazione la Legge di Weber. [3]

Il principio Weber-Fechner ci consente di mettere in relazione quantità e qualità nel movimento. Il Metodo Feldenkrais ci insegna a ridurre la stimolazione di fondo e ci permette di imparare a rilevare le minime differenze percepibili a soglie inferiori dell’abituale. Imparare col minimo sforzo è già una soddisfazione di per sé, visto che il movimento diventa particolarmente facile e piacevole, ma si rivela solo una strategia che consente il vero apprendimento, il più profondo, quello che rinnova tutta la nostra organizzazione neuromotoria delle azioni quotidiane. Il Metodo Feldenkrais ci pone nuovamente di fronte al momento in cui sono state costruite, sulla base delle esperienze della vita, le nostre abitudini dinamiche. E alla luce delle recenti scoperte, avvenute grazie agli studi nelle neuroscienze, sappiamo ormai quanto la nostra esperienza, basandosi sulle percezioni sensoriali e motorie, sia plastica e suscettibile di grandi potenzialità. [4]

Le attività motorie-sensoriali della specie umana si sono costruite in miliardi di anni di evoluzione. I processi evolutivi sono la base delle abitudini della nostra specie. A livello filogenetico essi portano in eredità un sapere che si è perfezionato e raffinato e che, nel tempo, ha permesso la sopravvivenza della specie mentre a livello ontogenetico incarnano nella nostra storia personale le contingenze della nostra vita di singoli individui e del gruppo culturale di appartenenza.
Quello che consente l’apprendimento è la capacità di percepire le differenze, la sensibilità che permette di riconoscere quello che stiamo facendo e di dargli un significato in relazione ad un contesto di sfondo. Se non ci sono differenze non c’è significato e non ci sarà apprendimento. Di fatto il nostro sistema nervoso è più abile nel percepire lo scarto tra due stimoli messi a confronto – percezione relativa – piuttosto che uno stimolo preso a sé – percezione assoluta.

Per mezzo della sua struttura particolare una lezione Feldenkrais evoca le dinamiche arcaiche filogenetiche dell’apprendimento organico e unendo una intelligente rielaborazione delle competenze ontogenetiche ci permette di fare di più, e meglio, con meno sforzo.
Un concetto che non è certo frequente nel mondo dell’educazione motoria. Le competenze specifiche della specie vengono sempre più spesso dimenticate e lasciate indietro nel nostro repertorio di movimento umano, persi, come siamo, ad inseguire l’idea della potenza anche a scapito dell’armonia. E non ci rendiamo conto che questo modo di comportarci ci allontana dalla capacità organica e protettrice di percepire il corpo e la qualità delle nostre azioni.

La lezione Feldenkrais ci fa percepire di nuovo queste conoscenze antichissime e avviene come una sorta di riscoperta di una modalità di azione, di pensiero e di essere sé stessi che ci permette di imparare per tutta la vita aspetti sempre più sottili, raffinati e sani di fare esperienza di noi stessi nel mondo. Coltiviamo la percezione delle piccole differenze. Andiamo a spostare la soglia oltre la quale possiamo individuare le differenze appena percepibili. A proposito della percezione del peso infatti – che a livello propriocettivo costituisce un elemento particolarmente determinante – secondo la legge di Weber-Fechner possiamo percepire la differenza di circa 1/20 di ciò che già stiamo portando. Naturalmente ci sono variazioni tra persona e persona. Ci sono variazioni anche per diversi altri fattori, ma l’approssimazione più semplice dell’abilità umana di percepire le differenze nel peso è che possiamo sentire da 1/20 a 1/40 di differenza, se siamo particolarmente sensibili.

Si possono trarre nuove distinzioni e acquisizioni grazie ad operazioni senso-motorie di recente e più raffinata differenziazione. La nostra attenzione viene incuriosita da inconsuete differenze. E i confini sotto i quali non percepiamo nulla e sopra i quali percepiamo qualcosa saranno finalmente mutati. Si possono quindi formare nuove abitudini. Il Principio Weber-Fechner mostra le abitudini percettive che la nostra specie usa per vivere nel mondo. I vari punti di confine tra lo stimolo di fondo e lo stimolo della percezione emergente sono stabiliti da noi in quanto abitudini apprese. Di conseguenza, usando le competenze specifiche della nostra specie, possiamo riorganizzare queste abitudini e facilitare l’apprendimento che è, appunto, un creare abitudini.

Le implicazioni operative della Legge di Weber e Fechner ci mostrano che esiste un loop di feedback tra sforzo e sensibilità. Se il muscolo è impegnato sotto un lavoro di grande carico ci sarà meno discernimento percettivo quindi non si potranno percepire le piccole differenze relative alla qualità del movimento. E questo condizionerà l’organizzazione del movimento dell’individuo. Ogni essere umano ha nella sua organizzazione un certo livello di tono muscolare di base e in qualunque azione, movimento o attività funzionale che compie ci sarà un certo ammontare di sforzo coinvolto. E la persona può normalmente percepire la differenza di qualità tra una modalità di azione o un’altra. Ma se il contesto di base è un tono muscolare affaticato o sovraccarico da sforzo o tensione allora avrò meno sensibilità per discernere tra una modalità di azione ed un’altra. Meno efficiente sarà il movimento di base meno avrò la possibilità di discernere sulla sua qualità. Quindi l’effetto sarà che l’abilità di discernere diminuisce sempre più e lo sforzo sale creando così un circolo vizioso peggiorativo. Per il processo naturale di omeostasi dell’organismo si tenderà a creare un nuovo equilibrio di base di qualità via via inferiore.

Ma il Metodo Feldenkrais ci permette di instaurare un circolo virtuoso. Se possiamo trovare il modo di diminuire lo sforzo in modo da essere capaci di percepire le più piccole differenze si potrà creare lo spazio per la libertà di scelta tra diverse modalità di azione. I muscoli divengono più liberi di funzionare in modo migliore se liberati dal sovraccarico e, coincidenza molto felice, il sistema nervoso è più libero per imparare.

L’innovazione del programma Bones For Life

Questo è il contesto teorico di base sul quale il programma Bones For Life prende vita e forma, grazie a Ruthy Alon, a partire dal 1998. Lei stessa descrive chiaramente il suo proposito.

‘Dovevo trovare un modo di usare i principi dell’apprendimento spontaneo dell’organismo derivati dal Metodo Feldenkrais per applicarli in un contesto totalmente diverso. La sfida era: come orientare il movimento ritmico con passi potenti che sarebbero entrati in risonanza con l’intero scheletro senza perdere l’esplorazione interna che portava alla qualità? Come rimanere fedeli all’armonia che può produrre una trasformazione interiore e auto-correttiva, mentre si affronta un compito dinamico e di sfida? Come attivare un movimento intenso ad un ritmo specifico senza cadere nella trappola dell’ambizione e dello sforzo eccessivo, sacrificando sé stessi e negandosi le sottigliezze che possono portare alla correzione?’ [5]

Si trattava quindi di trovare una modalità per sviluppare un equilibrio tra forza e sensibilità utilizzando il linguaggio che la natura ci

Ruthy Alon mentre insegna in Israele - maggio 2014

Ruthy Alon mentre insegna in Israele – maggio 2014

ha destinato al fine di migliorare l’esecuzione delle attività dinamiche.
La sensibilità ha a che fare con la morbidezza, la consapevolezza, l’adattabilità, la mobilità, la fluidità. La sensibilità riguarda l’essere pronti a ricevere e a percepire. Quando siamo fisicamente o emotivamente tesi e corazzati diviene più difficile percepire sé stessi, muoversi liberamente per compiere qualsiasi azione, comunicare con facilità con gli altri. La sensibilità è quindi il fondamento per una azione appropriata ed efficace.

La forza ha a che fare con la solidità, il peso, il prendere decisioni, la determinazione e la stabilità, nonché con quelle qualità di organizzazione corporea e mentale come il radicamento, la risolutezza e la tenacia. Coinvolge gli elementi della potenza e del controllo. Senza forza non siamo in grado di agire con efficacia.
La forza e la sensibilità sono intimamente connesse. La forza che non è bilanciata dalla sensibilità sarà dura, tesa e incontrollata e la sensibilità non bilanciata dalla forza sarà debole ed inefficace. L’equilibrio e l’integrazione tra forza e sensibilità permette un’azione armoniosa, comoda ed efficace. Usare questa forma di organizzazione corporea produce inoltre uno stato emotivo di stabilità interiore e forza di volontà, e questa sensazione di forza interna è cruciale per sviluppare l’abilità di affrontare qualsiasi sfida personale.

Infatti una persona veramente ‘in forma’ è un individuo che può rispondere in maniera creativa alle richieste in continuo mutamento della vita. Come la ricerca molto importante sullo stress di Hans Selye [6] ci ha rivelato, le persone che fanno esperienza di troppi cambiamenti in un tempo troppo breve spesso si ammalano. In questo mondo frenetico il vivere in modo efficace richiede generalmente l’abilità di prendere decisioni rapide, interagire efficacemente con diversi tipi di persone, assimilare vaste quantità di informazioni e adattarsi ad impreviste alterazioni degli equilibri di ogni genere. Questo fitness di alta qualità esige una fluida integrazione di mente e corpo.

In questo ritrovato clima di equilibrio tra forza e sensibilità si potranno affrontare quei compiti dinamici che se svolti in un contesto il più simile possibile a quello della realtà quotidiana, e soprattutto se svolti in dose minima e in atmosfera protetta, innescheranno un processo positivo di riorganizzazione a livello neuromotorio che creerà un potenziamento della struttura intera dell’organismo e la persona svilupperà una immagine di sé potente, equilibrata ed efficace.

‘Ricordo che Feldenkrais iniziò la sua ricerca di esplorazione sul movimento efficiente quando praticava il judo, che è un superbo test per le abilità di movimento, con precisione di tecnica, intessuto di improvvisazione e di intraprendenza mentre si ha a che fare con un partner che è imprevedibile e si agisce nella realtà del piano verticale e in tempo reale. Questo mi ha dato l’incoraggiamento per osare di guidare un processo di scoperta interiore orientato all’auto-miglioramento, senza le condizioni di serra del giacere al pavimento ma in una postura verticale, autentica alla vita e in una posizione in cui la persona è coinvolta nell’essere responsabile della propria postura e del proprio equilibrio. Dovevo creare un sostituto per l’atmosfera di apprendimento completamente confortevole del Feldenkrais che fosse più dinamica e più di sfida ma che comunque avrebbe ridotto il livello di disturbo al minimo per poter percepire le sottigliezze che compongono l’armonia della auto-mobilizzazione’. [7]

E col programma Bones For Life possiamo fare proprio questo. Bones For Life comunica al nostro sistema nervoso il linguaggio della forza. Camminare, correre, saltare e tutte le attività energiche della vita vengono ricostruite dall’interno e possono essere eseguite con sempre maggiore facilità e successo da chiunque. Le strategie applicate sono però derivate dal Metodo Feldenkrais. Con Bones For Life il laboratorio della coordinazione e dell’apprendimento del sistema nervoso si completa con l’introduzione dell’uso della forza nei modelli di movimento dinamico. Ed è proprio questa la sua novità.

Sollevare i pesi: il potenziamento saggio

Il processo numero 47 del programma Bones For Life dal titolo Sollevare i Pesi, definito anche ‘potenziamento saggio’, costituisce un esempio eclatante di come un singolo principio dietro ad una specifica strategia – adottata in questo caso per ottenere il potenziamento del corpo – possa essere applicato in molti altri modi per sviluppare gli infiniti usi possibili del programma.

Il programma Bones For Life, il cui sviluppo era stato stimolato dalla ricerca del buon movimento per il rafforzamento del tessuto osseo, si è rivelato assai di più ampia applicazione. E infatti le strategie per il buon movimento possono infatti portare al rafforzamento e al potenziamento dell’intera struttura corporea, non certo solo del tessuto osseo che rimane comunque un effetto ‘bonus’ del lavoro.
Nelle parole di Ruthy Alon

‘Il fattore significativo più evidente per influenzare la forza delle ossa è il sollevamento dei pesi. Il programma Bones For Life affronta questa attività in un modo molto diverso dal modello convenzionale, quello in cui i pesi vengono sollevati in una palestra. Con l’impegno prima di tutto verso la sicurezza della persona i pesi vengono sollevati solo quando la schiena è sostenuta da un muro, con una protezione extra per la zona lombare, in modo da limitare il ribaltamento del bacino e prevenire lo sforzo eccessivo di sollevare il peso a carico delle vertebre lombari. La traiettoria del braccio che solleva il peso disegna una configurazione a spirale mentre si avvita attorno al proprio asse. In questo modo esso coinvolge gradualmente una vertebra dopo l’altra, con una collaborazione proporzionata dell’intera schiena, senza minacciare alcun punto specifico. Sollevare i pesi in questo modo sicuro farà guadagnare un progressivo rafforzamento delle ossa con una sensazione positiva di auto-potenziamento.’ [8]

In questo processo Sollevare i pesi infatti vengono solitamente usati classici pesetti da palestra di circa 500 grammi. Il lavoro principale è soprattutto quello dell’apprendimento del sistema nervoso. La posizione in cui si compie il movimento è in piedi e appoggiati al muro con una particolare strategia di protezione che impedisce alla zona lombare – tipicamente a rischio nelle azioni di sollevamento pesi – di agire con una coordinazione inadatta al contesto.

Si sollevano i pesetti con le mani. Si possono usare anche carichi inferiori ai 500 grammi, per esempio usando piccoli oggetti facilmente gestibili con una sola mano fino ad arrivare addirittura a pesi simbolici come palline di carta o realizzate con calzini arrotolati. Secondo lo stato fisico dell’allievo potremmo usare qualsiasi peso che non interferisca con il clima di sicurezza e protezione in cui egli va a lavorare. Così facendo permettiamo al sistema nervoso di apprendere la coordinazione corretta e di creare comunque fin dall’inizio una associazione neurologica di questo modello di movimento con un peso extra-corporeo, seppur leggerissimo.

Ma successivamente potremmo voler usare anche la strategia contraria. Potremmo procedere per piccoli incrementi di carico, talmente lievi, da non venire percepiti come un aumento del peso da sostenere da parte dell’allievo. Utilizziamo la legge di Weber-Fechner al contrario, rimanendo al di sotto della soglia della minima differenza di peso percepibile. Con questo sistema possiamo portare gradualmente e in sicurezza un allievo a sollevare anche carichi pesanti mantenendo e facilitando sempre più l’acquisizione della buona coordinazione con la connessione neurologica al movimento prescelto.
Visto che secondo la legge di Weber e Fechner gli esseri umani che tengono in mano un peso da 10 kg sono in grado di riconoscere una differenza di peso da 1 a 20 a 1 a 40 cioè 500 oppure 250 grammi, potremmo in quel caso aumentare il peso approssimativamente di 150 grammi e non sarebbe riconoscibile alla percezione dell’allievo. Quindi il clima emotivo interno dell’allievo non sarebbe disturbato da pensieri di eventuali fallimenti o da richieste di sforzo eccessivo che evocherebbero modelli motori abituali controproducenti. La coordinazione motoria appresa sarebbe rinforzata e a livello neurologico si potrebbe più marcatamente incidere nel tessuto nervoso della persona. E oltre a questo tutte le altre componenti del movimento – i muscoli – avrebbero un minimale aumento del carico di lavoro che sarebbe registrato e sviluppato. Un modello ‘win-win’, sotto tutti gli aspetti. E non dobbiamo immaginare che per ottenere un potenziamento sia necessario chissà quanto tempo – ore e mesi di ripetizioni di attività che richiedono poco sforzo muscolare. Le neuroscienze ci rassicurano che il sistema nervoso può imparare anche in modo relativamente rapido, soprattutto se non si attivano i meccanismi di stress, e potrà dare così i segnali necessari all’organismo perché vada a rafforzare la muscolatura e tutte le strutture connesse al movimento.

Ci sono anche altri processi nel programma in cui viene utilizzata questa strategia di carico minimo e progressivo. Forse il più evidente è la ‘corona’ sulla testa che offre la possibilità di aggiungere gradualmente dei pesi da portare. Si tratta infatti del processo numero 20 La camminata delle portatrici di acqua dove si usa il tipico telo di Bones For Life arrotolato a mo’ di ciambella-corona da indossare sulla testa. La presenza stessa del telo costituisce un carico di peso extra corporeo che va a stimolare un riflesso di allungamento verso l’alto dell’intera colonna per poter essere sostenuto. Il processo stesso prende spunto dalla tradizione delle donne dell’Africa e dei paesi asiatici di portare significativi pesi sulla testa garantendosi una postura e una camminata elastica ed efficace per lunghi percorsi. Possiamo gradualmente inserire piccoli oggetti nella ciambella-corona e aumentare gradualmente il carico abituando l’organismo ad un movimento elastico ed elegante.

Partendo da questi esempi e dalla teoria che abbiamo visto in precedenza ci rendiamo conto che abbiamo fra le mani gli strumenti semplici e potenti per poter ridisegnare la natura stessa di un programma di fitness e che questa capacità può rivelarsi propedeutica a qualsiasi tipo di attività sportiva dal livello amatoriale a quello professionistico. In una prima fase la legge di Weber-Fechner può essere usata per sviluppare la sensibilità che sarà l’ambiente in cui può migliorare la coordinazione e poi, usando gli stessi criteri in senso inverso, si potrà lavorare verso il potenziamento di tutta la struttura corporea.

Per una ipotesi di diffusione: un possibile contributo sociale

Grazie alla mia esperienza di movimento e di educazione somatica [9]  ho potuto riflettere spesso su quali potessero essere le modalità migliori per inserire in ogni genere di lezione di movimento le significative innovazioni educative che derivano dall’evoluzione della ricerca nel campo dell’educazione somatica e in particolare dal programma Bones For Life.
Questa integrazione amplierebbe il concetto dell’educazione fisica ben oltre gli attuali confini e prospettive delle attività sportive e del fitness. L’importanza del prendersi cura del corpo e del raffinare il movimento si estenderebbe inevitabilmente in contesti e in ambienti ben più ampi di quelli attuali e gli insegnanti di movimento diventerebbero esperti da consultare coinvolti in una vasta gamma di attività.

L’educazione fisica in senso lato è lo studio di ciò che è essere vivi nel corpo umano. E’ uno studio fortemente pratico di ciò che significa e permette di vivere bene. Inoltre tutti gli importanti temi umani possono essere affrontati coinvolgendo la loro componente somatica. Anzi, voglio spingermi a dire, che non possono essere affrontati con la massima efficacia senza prestare una certa attenzione alla loro componente somatica.
La fondamentale intuizione sulla connessione neurologica fra sensibilità, consapevolezza, azione e sviluppo dell’abilità che rende efficace Bones For Life. Così come altrettanto lo è la capacità di riconoscere e fare tesoro di quanto le esigenze innate – come la necessità da parte dell’organismo di sostenere in modo sano e potenziante il proprio peso, la necessità stessa di rafforzarsi e mettersi in condizione di poter compiere le attività di ogni giorno o le attività di alta performance – possano richiamare la risposta spontanea dell’organismo.

Il percorso educativo deve necessariamente prendere in considerazione per prima quella consapevolezza del proprio corpo e della propria azione che poi si rivelerà cruciale per una rieducazione e per un fitness di qualità. Spesso le persone fanno esercizio mentre guardano la tv, parlano al telefono o ascoltano musica con l’idea che non si possa essere in forma senza fare grandi sforzi. Privilegiare la qualità sulla quantità, l’organizzazione sullo sforzo e la consapevolezza sulla forza è un’idea innovativa, rivoluzionaria ed è destinata ad avere successo nel lungo termine. Questo permetterà di raggiungere risultati migliori, più stabili e in un tempo più breve.
È successo a volte che i miei studenti siano migliorati in una sola, o due, lezioni. Poi però tornavano in palestra, ripetevano i movimenti come li facevano in passato, e tornavano ad avere i loro dolori. Alcuni si rendevano conto che il modo stesso in cui si esercitavano gli creava difficoltà ma volevano comunque essere ‘in forma’ e affrontare le routine di fitness duro.

La soluzione che ho trovato per aiutarli è stata quella di dare loro alcune indicazioni semplici per affrontare meglio le loro pratiche abituali di fitness. Basandomi su ciò che mi raccontavano li ho aiutati a modificare alcuni piccoli aspetti del loro lavoro facendo in modo che gli esercizi diventassero una opportunità per essere più sensibili e per imparare. Ogni consiglio era indirizzato al tema specifico per il singolo studente. Quando insegno mi occupo di realistiche questioni di postura e movimento che osservo, nella loro globalità, come riflesso e causa del loro stato di consapevolezza, percezione, emozione e pensiero. È un processo educativo che può essere intrapreso come pratica preventiva, prima che qualche problema abbia l’opportunità di svilupparsi, come un modo per riconquistare il proprio benessere o anche come strumento di raffinamento delle alte prestazioni di qualsiasi tipo. Le innovazioni somatiche sono un elemento chiave per aiutare le persone ad essere sane e produttive.

Questo mio contributo è confinato nella mia personale attività professionale di studio e mi chiedo sempre più se sia possibile creare lo spazio per un impatto e una espansione maggiori di queste idee e principi e sviluppare quindi una nuova cultura del fitness che tenga conto delle innovazioni del programma Bones For Life.
In questa parte dell’articolo faccio una ipotesi – magari un po’ visionaria – di come potrebbero diventare le lezioni di movimento di ogni genere se inglobassero nel loro nucleo centrale le nuove acquisizioni.
É riconosciuto che tutte le attività di movimento si occupano dell’intero essere umano e possono facilitare cambiamenti anche negli ambiti psicomotori, cognitivi ed affettivi. Le modalità somatiche di Bones For Life costituiscono potenti e specifici strumenti che collegano in modo particolarmente profondo il lavoro psicomotorio agli aspetti cognitivi-affettivi.
Una attività di movimento più completa e integrata degli strumenti di Bones For Life potrebbe essere utile in molte aree dal potenziamento delle alte prestazioni, all’educazione al benessere e alla cura di sé, nonché alla prevenzione, e in qualità di servizi aggiuntivi nelle aree della terapia medica e della salute mentale.

L’attività motoria nelle scuole di ogni ordine e grado ne trarrebbe grande giovamento, non solo nella regolare attività sportiva, ma aiuterebbe gli studenti ad imparare meglio anche le altre discipline avendo favorito le loro capacità di controllo mentale e motorio.
Non da ultimo potrebbero svilupparsi notevoli nuove opportunità nel mondo del business e dell’industria e anche in generale per il pubblico, sia in termini di educazione al benessere, di prevenzione nonché di sostegno per alte prestazioni.
Bones For Life porta una innovazione fondamentale nel fitness del 21° secolo, e le sue ampie applicazioni possono avere un ruolo molto importante nel contribuire a creare un mondo più sano, più pacifico, più produttivo e in sostanza più felice.

Conclusione

La mia esperienza personale nonché di lavoro con persone di diverse età, livello di salute e percorsi di vita mi fa pensare che noi tutti possediamo un ‘sistema-guida interno e profondo’. Tale sistema può essere descritto come una meta-abilità che è alla base di ogni altra abilità e fondamentale per la capacità di migliorare e affrontare ogni area della vita. Si tratta di quell’intelligenza innata propria dell’organismo e del sistema nervoso che sta dietro al movimento stesso. L’intelligenza del trovare le soluzioni, del coordinare, dell’adattare e del sapersi adattare per trovare il meglio. L’intelligenza che guida lo sviluppo e la crescita del bambino nell’imparare da sé le cose più complesse per un essere umano: camminare e parlare.

Attraverso le sue strategie dinamiche e il suo lavoro di consapevolezza Bones For Life riesce con eleganza ed efficacia e talvolta con sorprendente rapidità a migliorare la qualità del movimento contattando questo livello di intelligenza organica, accedendo direttamente alle innate capacità del sistema nervoso di auto rinnovarsi, di liberarsi di schemi improduttivi e superati e di aggiornare le abitudini. Durante le lezioni entriamo facilmente in uno stato mente-corpo di organizzazione interna che permette ad un individuo di assimilare informazioni e di esternare le proprie azioni con la massima efficacia.

Avendo io stessa sperimentato una ampia varietà di approcci sia nei percorsi di movimento che di consapevolezza, ritengo che il Metodo Feldenkrais e il programma Bones For Life che ne rappresenta un interessantissimo sviluppo siano tra i più efficaci sistemi nel facilitare rapidi miglioramenti anche nel fitness e nello sviluppo di una organizzazione interna capace di sostenere alte prestazioni. Inevitabilmente, la consapevolezza e l’intelligenza innata vincono sempre. Il sistema nervoso, per sua stessa natura, saprà scegliere il modo migliore di compiere una azione quando tutte le varie opzioni sono chiare. L’individuo comprende come l’intenzione conduce all’azione con una precisione spontanea che prima non c’era.

Il programma Bones For Life, nella mia esperienza di insegnamento, ha aiutato le persone di vario genere ad affrontare dolori e problemi motori e a migliorare abilità mentali nonché ad affrontare la vita con modelli di pensiero rinnovati e più positivi. Tutto è emerso spontaneamente dallo stesso processo di apprendimento. Mentre il lavoro, svolto seguendo il principio della legge di Weber-Fechner, può sembrare rivolto ad ‘aggiustare’ un collo dolente o un mal di schiena qualsiasi, esso in realtà punta direttamente al cuore della vita: il segreto dell’azione efficace. Nel praticarlo viviamo l’esperienza di una versione umana di quel tipo di fitness che abbiamo visto in un leone o in una pantera – in forma, per vivere pienamente – qualsiasi siano le sfide della vita quotidiana. E questo, di fatto, è fitness.


NOTE

[1] Cit. Ruthy Alon, Movement Intelligence – Abstract, traduzione italiana Daniela Agazzi, pag 1.

[2] Cit. Dennis Leri, The Weber-Fechner Principles, 1997, visionabile per intero sul sito di Dennis Leri all’indirizzo http://www.semiophysics.com/SemioPhysics_Articles_mental_10 , traduzione italiana Daniela Agazzi.
Dennis Leri specifica inoltre che ‘La legge afferma che uguali incrementi di sensazione sono associati ad uguali incrementi del logaritmo dello stimolo cioè che la minima differenza apprezzabile tra due sensazioni risulta da una variazione dello stimolo che segue una relazione costante con il valore dello stimolo stesso.’

[3] Dallo stesso articolo di D. Leri si può desumere anche il contesto storico-culturale nel quale sono emerse le idee che hanno portato allo sviluppo della Legge di Weber e Fechner.
‘Il principio Weber-Fechner ha segnato l’inizio della scienza della psicofisiologia e tuttora le sue molte implicazioni non sono ancora portate a termine in quel campo. (…) Weber fu professore all’Università di Lipsia dal 1818 al 1871. E’ conosciuto principalmente per il suo lavoro sulle risposte sensorie al peso, la temperatura e la pressione; ha descritto una varietà dei suoi esperimenti in questo campo nel ‘De Tactu’ (1834; “Concerning Touch”). Weber determinò che c’era un confine di sensazione che doveva essere superato prima che un aumento nell’intensità di un qualsiasi stimolo potesse essere percepito; l’ammontare dell’aumento necessario per creare sensazione era la minima differenza percepibile. Osservò inoltre che la differenza era una percentuale dell’intensità totale della sensazione, piuttosto che una cifra assoluta; così perché un uomo che porta un carico di 100 kg possa notare la differenza bisogna aggiungere un peso maggiore di 10 kg. Furono eseguite osservazioni simili su altri sensi, inclusi la vista e l’udito. Weber descrisse anche una soglia terminale per ciascun senso, lo stimolo estremo oltre il quale non venivano percepite ulteriori sensazioni. Le scoperte di Weber furono elaborate in ‘Der Tastsinn und das Gemeingefühl’ (1851; “The Sense of Touch and the Common Sensibility”), che fu considerata la prima pietra della psicologia sperimentale.(…) Gustav Theodor Fechner (1801-1887) fu un fisico e filosofo tedesco e una figura chiave nella fondazione della psicofisica, la scienza che studia le relazioni quantitative tra le sensazioni e gli stimoli che le producono. (…) Tra il 1851 e il 1860, Fechner aveva elaborato il principio per la misurazione indiretta della sensazione, in termini di unità di minima differenza percepibile tra due sensazioni, sviluppò i suoi tre metodi psicofisici fondamentali (le minime differenze percepibili, i casi giusto e sbagliato, e l’errore medio) e condotto gli esperimenti classici sulla distanza tattile e visiva, la luminosità visiva, e il sollevare i pesi che costituivano la maggior parte del primo dei due volumi dell’ ’Elemente der Psychophysik’. L’obiettivo di Fechner nell’ ‘Elemente’ era di stabilire una scienza esatta del rapporto funzionale tra fenomeni fisici e mentali. Nel distinguere tra la psicofisica interna (il rapporto tra sensazione e l’eccitazione del nervo) e quella esterna (il rapporto tra sensazione e la stimolazione fisica), Fechner formulò la sua famosa linea di principio che l’intensità di una sensazione aumenta in relazione al registro dello stimolo (S = k log R) per caratterizzare i rapporti psicofisici esterni. In tal modo, egli credeva di essere arrivato a un modo di dimostrare una verità filosofica fondamentale: mente e materia sono semplicemente modi diversi di concepire una stessa realtà. Mentre il messaggio filosofico dell’ ’Elemente’ è stato in gran parte ignorato, così non è stato per i suoi contributi metodologici ed empirici. Fechner può aver avuto l’intenzione di contrastare la metafisica materialista, ma lui era uno sperimentatore sistematico e ben addestrato nonché un matematico competente e l’impatto del suo lavoro sugli scienziati è stato scientifico piuttosto che metafisico. Ha combinato l’innovazione metodologica nella misurazione con un’attenta sperimentazione. (…) Ricerche successive hanno dimostrato, tuttavia, che l’equazione di Fechner è applicabile all’interno della gamma media di intensità dello stimolo e quindi è ritenuta solo approssimativamente vera. (…) Quindi ora siamo in grado di collocare il Principio Weber-Fechner nel suo contesto storico.’
Dennis Leri, op.cit.

[4] Michael Merzenich, Soft-wired – How the New Science of Brain Plasticity Can Change Your Life, Parnassus Publishing, LLC, San Francisco, 2013.

[5] Cit. Ruthy Alon, Movement Intelligence – Abstract, traduzione italiana Daniela Agazzi, pag 9.

[6] Hans Selye,The stress of life. New York: McGraw-Hill, 1956.

[7] Cit. Ruthy Alon, Movement Intelligence – Abstract, traduzione italiana Daniela Agazzi, pag 9.

[8] Cit. Ruthy Alon, Movement Intelligence – Abstract, traduzione italiana Daniela Agazzi, pagg 41-42.

[9] L’educazione somatica è un campo educativo e ha a che fare con l’essere umano nella sua globalità studiando in modo pratico l’interazione di postura, emozione, pensiero, immagine di sé e valori culturali. Questo termine è stato introdotto per la prima volta da Thomas Hanna che fu allievo di Moshe Feldenkrais. Vedi Thomas Hanna, Somatics, Da Capo Press, Perseus Books Group, Cambridge, 1988.

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