Moti Nativ e la Consapevolezza del Guerriero

Di Candia Garibay, insegnante di Bones For Life e organizzatrice del corso tenuto da Moti Nativ in Messico

Città del Messico, 21 maggio 2010

(traduzione italiana Daniela Agazzi)

In un fresco e luminoso mattino, davanti al panorama dell’enorme albero di fico che dimora nel giardino dell’Agora Lucis Studio, il Maestro Moti Nativ inizia il suo corso1 parlando della sinergia tra le arti marziali e il Metodo Feldenkrais, e di come il brillante metodo di Moshe ha avuto radici profonde nella sua competenza del combattimento legato alla sopravvivenza.

Moti2 ha condiviso la sua esperienza del Metodo Feldenkrais, le recenti tecniche di autodifesa come il Judo e il Krav Maga, così come la conoscenza delle antiche arti marziali giapponesi del Budo taijutsu e del Ninjutsu, in ognuna delle quali ha un rango di altissimo livello.

Il corso è iniziato nel modo più semplice, prendendo consapevolezza di come ci sentivamo in quel momento. Eravamo distesi al pavimento e ascoltavamo come le varie parti del corpo si riflettevano come in uno specchio nel contatto con la terra, ascoltando la nostra immagine di noi stessi attraverso il modo in cui lasciavamo cedere il peso del corpo alla gravità. Lentamente abbiamo cominciato a compiere piccoli movimenti ascoltando come il contatto col pavimento si spostava e la distribuzione del peso si modificava.

Moti ha insistito sul prendersi cura della spesso dimenticata qualità del movimento di ritorno verso lo stato di partenza.

Abbiamo portato la nostra attenzione sulla traiettoria del movimento seguendolo dal suo inizio per tutta la trasmissione lungo il corpo; Moti ha insistito sul prendersi cura della spesso dimenticata qualità del movimento di ritorno verso lo stato di partenza. Abbiamo iniziato a praticare alcuni movimenti differenziati come il far scivolare una scapola sopra le costole e lì ho scoperto che la mia clavicola rispondeva alla curvatura della gabbia toracica e successivamente abbiamo fatto movimenti non-differenziati nei quali la scapola assisteva la rotazione della spina3. Abbiamo esplorato la risonanza del movimento con il Sé, come far scivolare una spalla faceva eco in tutto il corpo fino alle dita dei piedi e come un movimento porta al successivo. Moshe ha chiamato questo tipo di esperienza corporea ATM (o CAM – Consapevolezza attraverso il Movimento)  che costituisce un concetto chiave del Metodo Feldenkrais, del quale secondo Moti l’aspetto più importante è ‘imparare ad imparare’.

Moti ha sottolineato l’importanza di andare verso luoghi sconosciuti, oltre le abitudini e verso nuove alternative così che dal processo di apprendimento consegua la libertà di movimento.

Le istruzioni di Moti erano molto chiare e precise,  tuttavia consentivano uno spazio piacevole per esplorare modi diversi per arrivare alla stessa conclusione. Moti ha sottolineato l’importanza di andare verso luoghi sconosciuti, oltre le abitudini e verso nuove alternative così che dal processo di apprendimento consegua la libertà di movimento.

Abbiamo fatto alcune pause tra ciascun movimento nella progressione della lezione, e queste pause sono incoraggiate ogni qualvolta se ne sente il bisogno. Tornavamo spesso semplicemente sdraiati ad ascoltare il contatto e il peso del corpo sul pavimento, andando a percepire il modo in cui respiravamo, portando attenzione e comparando le sensazione attuali con quelle dell’inizio della lezione di ATM. Era meraviglioso scoprire che ad ogni pausa che ci prendevamo, la sensazione del corpo era completamente diversa come l’ampiezza del petto, la facilità con cui la spalla si poggiava al pavimento, la lunghezza degli arti e l’attivazione del centro. L’interezza del nostro Sé cambia ad ogni momento.

Gradualmente il movimento nella ATM divenne più complesso, con cambiamenti di livello, da sdraiati a seduti e poi con rotazione, in un certo qual modo riassumendo la modalità spontanea in cui il bambino arriva a sedersi. A questo punto, la sfida era di mantenere la trasmissione del movimento fluida, ho scoperto che il mio movimento su un lato era molto naturale, quasi scontato, ma l’altro lato del movimento era bloccato e il mio respiro disturbato, e anche se piano piano ho eliminato alcune interferenze interiori e direzionato il movimento, ancora la diversità tra i due lati era notevole.

Moti spiega, come ha insegnato Yochanan Rywerant, che molte delle asimmetrie nel movimento sono dovute a diverse configurazioni del sistema nervoso centrale espresse attraverso modelli di attivazione neuromuscolare.

Moti spiega, come ha insegnato Yochanan Rywerant, che molte delle asimmetrie nel movimento sono dovute a diverse configurazioni del sistema nervoso centrale espresse attraverso modelli di attivazione neuromuscolare.  I modelli più significativi sono consci o deliberati, istintivi o ereditati, appresi o più o meno automaticamente eseguiti  e modelli condizionati o influenzati da malattie croniche o acute. Quando ci muoviamo con consapevolezza, noi induciamo le innervazioni le quali portano all’organizzazione efficiente del sé a migliorare l’abilità di interagire con l’ambiente.

Quando l’ATM arrivava alla conclusione, lentamente ci mettemmo in piedi e camminammo nella sala. Il senso di me stessa fu molto piacevole, sentivo la connessione delle mie mani fino alla schiena, sentivo il mio port de bras nascere dal centro, quando ho sperimentato alcune pirouettes ho scoperto un maggior equilibrio ed energia grazie all’iniziare spontaneamente il giro dalla retrazione della scapola. E’ incredibile come un così piccolo movimento possa portare ad un maggior spins con un minor sforzo. Secondo Moti, l’azione è l’inseparabile unione del corpo e della mente, composta da pensiero, sensazione, sentimento e movimento, elementi che possono essere finemente sintonizzati divenendo consapevoli di essi.

Poi abbiamo fatto la stessa ATM insieme ad un compagno e abbiamo simulato di strozzarci a vicenda. Il mio compagno era una persona alta e in sovrappeso, che non avrei mai pensato di essere in grado di spostare nemmeno di un millimetro, e come prova di questo io infatti non riuscii al  primo tentativo a squilibrarlo, ma poi abbastanza sorprendentemente il mio corpo ricordava quello che avevamo praticato e fu molto facile spostare il mio oppositore5. In qualche modo avevo imparato a sentire il peso del corpo dell’altro in modo da poter dirigere il suo movimento dal mio centro. Con questa esperienza possiamo confermare quello che diceva Moshe ‘se fai pratica del movimento naturale costruito all’interno della tecnica l’apprendimento è più veloce’.

Come afferma Moti, tutte le lezioni di ATM sui movimenti evolutivi del bambino hanno a che fare con i movimenti usati nella formazione delle arti marziali.

Come afferma Moti, tutte le lezioni di ATM sui movimenti evolutivi del bambino hanno a che fare con i movimenti usati nella formazione delle arti marziali. In una situazione che richiede un’azione per salvare la propria vita, la persona reagisce in modo naturale anche se non conosce le arti marziali. Infatti Moshe asseriva che il miglior movimento di autodifesa è quello che viene fuori naturalmente senza pensare6.

Moshe menziona nel suo primo libro di autodifesa7 che un importante aspetto durante i momenti cruciali è di evitare di essere paralizzati. Questa risposta accade quando la persona manca di confidenza con la propria forza. Per superare la paura paralizzante, Moshe raccomandava di essere certi di respirare, sorridere o ridere anche se le circostanze non invitano questa risposta, per muoversi o assumere la Kamae che è una postura marziale di guardia che da potere al corpo. In questo lavoro, Moshe anche raccomandava di leggere il libro di Emile Coué8 sulla autosuggestione cosciente anche perché, come afferma Moti, queste idee sulle potenzialità della mente sono profondamente inglobate nel Metodo Feldenkrais.

Successivamente, Moti ci ha raccontato del percorso di Moshe a partire dalla sua giovinezza quando aveva dovuto migliorare l’efficacia del proprio combattimento col Jiu Jiutsu, fino al suo fondamentale incontro a Parigi con Jigoro Kano (il fondatore del Judo), e dei libri di autodifesa che Moshe  Feldenkrais ha pubblicato nei quali aveva posto l’accento sui molti benefici della pratica del judo come un migliore controllo del piede, l’arte del cadere, la stabilità dinamica, l’orientamento spaziale, l’uso efficace del corpo e della mente e la coordinazione dell’azione che sono tutti temi delle sue lezioni di ATM. Moti spiegava come questi concetti si sono poi concretizzati nella tesi centrale di Moshe quando ha presentato formalmente il suo metodo sostenendo che il corpo e la mente sono una realtà oggettiva e non entità correlate e costituiscono piuttosto un inscindibile intero che funziona in modo integrato.

La scoperta più sorprendente  è stata di constatare che la velocità in movimento non viene dalla forza bruta ma da una calma interiore profonda e da uno stato di attenzione ampio che permette di guidare il movimento dall’impulso iniziale seguendolo lungo la strada più diretta ed efficace.

Alla fine abbiamo messo insieme tutti gli elementi che avevamo praticato per difenderci da una minaccia armata, in coppia abbiamo usato i movimenti a spirale visti nelle lezioni di ATM per deviare dalla linea del fuoco e immobilizzare l’attaccante. La scoperta più sorprendente che ho fatto con questa esperienza è stata di constatare che la velocità in movimento non viene dalla forza bruta ma da una calma interiore profonda e da uno stato di attenzione ampio che permette di guidare il movimento dall’impulso iniziale seguendolo lungo la strada più diretta ed efficace. Secondo Moti, la respirazione non dovrebbe essere un ostacolo per il movimento e il movimento non dovrebbe essere un ostacolo per il respiro.

In questo corso ho sviluppato ulteriormente la mia profonda ammirazione per il lavoro di Moshe Feldenkrais il quale, nelle parole di Moti, era un vero guerriero nella mente, nel cuore e nello spirito. Ho vissuto su di me il processo organico di acquisizione di abilità per la sopravvivenza e per l’autodifesa che non sono utili solo in caso di confronto armato ma anche nel vivere quotidiano che richiede di raggiungere e mantenere stati mentali che guidano verso azioni efficaci e responsabili durante le situazioni di grande tensione. Ho percepito sensazioni nella mia schiena, e con esse le certezze di ciò che poteva essere sentito ma non visto; ho scoperto nuovi modi di compiere giri danzati. Ho compreso che ciò che è importante nel movimento è ciascun momento e che, nelle parole di Moti, non esiste un percorso verso la felicità perché la felicità è nel percorso. Incontrare Moti Nativ in questo corso è stato un onore e un privilegio per il quale sono profondamente grata.

Note

1Corso del Maestro Moti Nativ: La sinergia del Metodo Feldenkrais e le Arti Marziali, organizzato da Candia Garibay per Inspirah Pilates, www.inspirahpilates.com

2 Moti attualmente insegna La consapevolezza del guerriero, che è l’elemento centrale del suo Bujinkan Shiki Dojo, così nominato dal suo Maestro Masaaki Hatsumi per significare Dojo Bujinkan della Consapevolezza. E’ stato grazie alla sua pratica personale di integrazione e di consapevolezza che Moti, con la raccomandazione dei suoi medici, ha potuto evitare un intervento spinale molto serio. Per approfondire la conoscenza del lavoro del Maestro Moti Nativ, visitare www.warriors-awareness.com

3 Durente le lezioni Moti parlava un linguaggio accessibile a chiunque come:  muovi le braccia, le spalle, immagina di tenere una palla, etc. E’ stimolante notare quanto si può imparare se il processo di movimento è diretto con chiarezza.

4 “ Ascolta le sensazioni, come quando senti che c’è qualcuno dietro di te.  E’ importante percepire l’opponente con il corpo in modo che gli occhi possano guardare ciò che avviene intorno.”  – Moti Nativ

5 “Noi siamo forti, abbiamo molte potenzialità nei nostri corpi.” – Moti Nativ

6 “Se qualcuno ti attacca non puoi pensare.  Non appena ti mettessi a pensare saresti ucciso.”. – Moshe Feldenkrais. Nel video che abbiamo visto nella mostra Moshe afferma che “le lotte non sono qualcosa di organizzato come nel dojo, Le persone ti saltano addosso con bastoni e coltelli.  E tu devi tirar fuori non solo la tecnica la soprattutto lo spirito. Quindi c’è la necessità di qualcosa che funziona per la difesa e non solo per l’esibizione in un dojo in condizioni controllate. Qunado qualcuno ti attacca con un coltello non sta giocando, quindi tu non puoi analizzare l’angolo corretto di piazzare la mano secondo la tecnica, devi reagire e lo devi fare in un modo efficace se vuoi salvarti la vita.”

7 Jiu Jiutsu & Self Defense (1931)

8 Emile Coué (1922) Self Mastery through Conscious Autosuggestion. Una edizione italiana di questo testo è: Emile Coué, Il Metodo Coué – L’autosugestione cosciente, 1996, Edizioni Mediterranee.

Moshe tradusse qeusto libro in ebraico e aggiunse due suoi capitoli e Moti ha affermato che questo testo sarà presto disponibile in inglese con i capitoli di Moshe inclusi.

9 Moshe divenne un pioniere del Judo in Francia con  il sotegno e la guida dei suoi maestri  J. Kano e M. Kawaishi. Moti ha consigliato di studiare le seguenti pubblicazioni di Moshe, attualmente disponibili in inglese, sul tema della autodifesa.

– Jiu Jiutsu & Self Defense (1931)

– ABC du Judo (1938)

– Higher Judo – Ground Work (1952)

– Practical unarmed combat (1942) reedited by Moti Nativ as Hadaka-Jime The Core Technique for Practical Unarmed Combat (2009)

10 L’equilibrio instabile fornisce potere. La difesa è andare avanti.  – Moti Nativ

* Tutte le immagini di Moti sono state scattate a Tel Aviv.

Questo testo è una versione italiana del testo di Candia Garibay  Shihan Moti Nativ and Warrior Awarness. L’originale in inglese si trova al  link

http://www.inspirahpilates.com/Inspirah/Blog/Entradas/2010/11/28_Moti_Nativ_and_Warrior_Awareness.html.

Traduzione di Daniela Agazzi, per www.ProgettoFeldenkrais.it, gennaio 2011. Si permette l’uso del testo completo o parziale di questa traduzione con l’unica richiesta di citarne la fonte, sia dell’originale che della versione italiana.

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2 Risposte to “Moti Nativ e la Consapevolezza del Guerriero”

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