Imparare a differenziare i modelli motori

Completiamo con questa seconda parte la riflessione sull’articolo di Ann Joyce.

Se una persona sana vuole guardare un oggetto accanto a sé può semplicemente girare la testa, oppure ruotare insieme alla testa le spalle o addirittura può girare su un piede per ruotare con tutto il corpo nello spazio per dirigersi verso l’oggetto. E’ questa possibilità di scelta dell’individuo che rende i suoi movimenti ‘differenziati’. E il movimento viene scelto secondo il contesto. Per esempio se una persona incontra un conoscente per strada può girare la testa per salutarlo, oppure ruotare anche le spalle oppure girare su sé stesso per andargli incontro. Più una persona ha un repertorio di movimenti differenziati più ha possibilità per scegliere quello migliore. Alcune persone non hanno queste possibilità: i loro schemi motori sono in una certa misura ‘indifferenziati’. Non hanno possibilità di scelta.
Col Metodo Feldenkrais possiamo gradualmente, ma progressivamente ampliare questo repertorio. Ad esempio, in una lezione di Integrazione Funzionale, per mezzo di tocchi gentili possiamo cominciare ad esplorare lo schema diagonale ‘dimenticato’, creando una relazione tra la spalla e l’anca opposta, nonché allungando la spina e facilitando la rotazione della testa.
Un po’ alla volta, il respiro comincia ad essere più ampio e profondo e così possiamo integrare il lavoro con altri dettagli come creare maggior possibilità di muovere le scapole separatamente dalle costole. In un tempo anche breve i cambiamenti possono essere davvero sorprendenti.

In cosa è diverso il Metodo Feldenkrais?

Vari studi hanno dimostrato che le persone che praticano il Metodo Feldenkrais raggiungono maggiormente un migliore equilibrio, un miglioramento dei sintomi negativi e dolorosi nonché senso di benessere e di autostima rispetto a coloro che non lo fanno. Ci sono vari aspetti che differenziano il Metodo Feldenkrais da altri tipi di intervento. Non è un programma di esercizi, non è stretching o massaggio, e nemmeno terapia (cura per una patologia specifica). Le persone con cui lavoriamo sono i nostri ‘studenti’ grazie all’apprendimento che si verifica nella pratica. I movimenti del corpo, sia attivi che passivi, stimolano il cervello. L’apprendimento avviene quando nuovi schemi motori sono appresi e interiorizzati, tenendo sempre a mente che l’apprendimento non è tutto volontario o conscio.
L’apprendimento avviene istantaneamente nelle circostanze adatte. Vi è mai capitato di lottare per imparare qualcosa di nuovo, metterlo da parte, e quindi quando ci ritornate successivamente avere successo? Ecco! E’ così che avviene. Nel momento in cui l’apprendimento avviene la persona può smettere di pensarci e il nuovo schema fa parte del repertorio dei movimenti abituali.
Un’altra differenza consiste nel modo di trattare debolezza muscolare e limiti nell’ampiezza di movimento delle articolazioni. Solitamente i terapisti isolano la parte limitata o dolente. Ma spesso le persone che presentano limiti in qualche area del corpo sperimentano limiti anche in altre aree diverse da quella. L’ampiezza del movimento nelle articolazioni viene trattata come stretching o qualche forzatura che può anche causare disagio. La nostra modalità è di muovere la persona nella direzione e per l’ampiezza che gli è comoda. L’aumento dell’ampiezza di movimento avviene perché il corpo riconosce come non più necessarie le tensioni croniche e le rilascia. L’intero corpo sente e agisce come un organismo integrato.
Il dottor Feldenkrais sosteneva che il nostro scheletro è stato creato per sostenerci mentre la muscolatura e i tessuti connettivi per muoverci e non per rimanere cronicamente in uno stato di contrazione. Il Metodo Feldenkrais fornisce una esperienza cinestesica per cui il movimento viene distribuito più diffusamente nel corpo per cui si ottiene una maggiore ampiezza di movimento. Per esempio se una persona cammina curvata in avanti sarà incapace di rilasciare certi muscoli. Ma se le viene insegnato grazie al metodo che può sostenersi maggiormente grazie allo scheletro potrà rilasciare lo sforzo non necessario della sua muscolatura ottenendo una camminata migliore e una maggior libertà di movimento. Inoltre mantenere tutto piacevole e essere nel momento sono caratteristiche speciali del metodo.

Relazione tra memoria di procedure motorie e memoria emotiva.

Le persone affette da Alzheimer ricordano gli stimoli emotivi positivi. E’ piuttosto evidente che il tocco gentile del Metodo Feldenkrais crea una memoria emotiva positiva e facilita l’instaurarsi della fiducia anche se il richiamo stesso dell’esperienza emotiva non è più possibile negli stadi avanzati della malattia. Sebbene sembri che le persone affette da Alzheimer possano perdere rapidamente gli schemi motori acquisiti durante la lezione ho notato che essi vengono rapidamente recuperati nelle lezioni successive. Credo che ciò sia possibile in parte grazie alla connessione mente-corpo e in parte grazie al fatto che la memoria di procedure motorie (che abbiamo visto essere una parte specifica della memoria di procedure – vedi articolo precedente) e la memoria emotiva non sono separabili. Anche se si tratta di due abilità differenti, credo che le capacità di apprendimento motorio e la memoria emotiva si integrino permettendo a queste persone di apprendere lezione dopo lezione. Mantenere tutto piacevole e essere nel momento sono caratteristiche speciali del metodo. Per le persone affette da Alzheimer che non hanno più ricordi e non hanno consapevolezza del loro futuro esiste solo il presente e tale presente può essere reso significativo da esperienze come questa.

Aspettative e esplorazioni: obiettivi e qualità della vita. Chi decide sulla qualità della vita?

Nei trattamenti tradizionali è l’esperto che decide quali sono gli obiettivi del lavoro. Attraverso questa esperienza con il Metodo Feldenkrais invece mi sono resa conto che, anche in casi come questi, il metodo fornisce una esperienza individuale che lascia poi emergere i bisogni direttamente dalla persona, in modo verbale o come altro li può esprimere.
Non esiste nessun percorso pre-tracciato che ci possa garantire il risultato finale di una lezione. In genere, quando nel corpo avviene qualcosa di positivo, la mente lo riconosce e lo fa suo. E allora i cambiamenti avvengono. Ma che cosa accade se una persona non desidera cambiare e il nostro lavoro gli procura maggior disagio?
Con l’esperienza mi sono resa conto che non è buono porre i nostri obiettivi come obiettivi di una persona, anche se al fine di aiutarla. Forse non è possibile aiutare chiunque ma per molti possiamo creare una differenza significativa. Ognuno risponde in modo unico. Ma se troviamo un modo per cui una persona possa comunicare meglio i suoi desideri, bisogni, dolori ciò porterà grande differenza nella qualità della sua vita.

(estratti dal riassunto dall’articolo pubblicato in ‘Alzheimer care quarterly, Ann J., Individual with dementia learn new habits and are empowered through the Feldenkrais Method, volume 7, issue 4, 2006, pp. 278-286’)

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