Il Metodo Feldenkrais è un modo per insegnare alle persone abitudini più efficaci.

Vi presentiamo spunti di riflessione tratti da un articolo sull’esperienza dell’insegnante Feldenkrais Ann Joyce con persone affette da Alzheimer dove si descrive il valore che l’apprendimento di procedure motorie può aggiungere alla qualità della vita degli esseri umani.

Il Metodo Feldenkrais può insegnare anche alla persona a modificare i movimenti malsani e improduttivi e a scoprire modelli più funzionali ed efficaci. Possedendo modelli migliori la persona può muoversi più liberamente, ridurre il rischio di cadute, migliorare la propria capacità di attenzione e di comunicazione, respirare e dormire meglio. Qualsiasi sia la diagnosi, la persona inizia a gioire di una più alta qualità della vita.

Mary, 96 anni, si trova in una grave fase della sua patologia Alzheimer e vive su una sedia a rotelle completamente accudita dalla sua famiglia. Sua figlia nota la sua espressione contratta ed è sicura che prova dolore, anche se non può esprimerlo con le parole, nota inoltre che altre terapie non danno alcun risultato. Mery è resistente al movimento, anche quando la mettono a letto rimane nella posizione in cui la dispongono senza aggiustarsi per la propria comodità.
Nella prima lezione con Mary era fondamentale trovare una posizione che le permettesse di rilassarsi. Ho lavorato facendola sdraiare sulla schiena con un rotolo che le sosteneva le ginocchia. In questo modo alcuni dei muscoli che era abitualmente contratti potevano rilassarsi e altri muscoli ‘dimenticati’ potevano risvegliarsi e successivamente contribuire ad una migliore posizione eretta. Ossevandola si notava che il respiro era appena visibile ed avveniva soprattutto nella pancia.
Nelle lezioni con Mary ho lavorato appoggiando le mani sulle sue scapole e sostenendola, cercando la relazione tra i movimenti delle scapole con quelli delle altre parti del corpo, fino al bacino e alle anche. Posso fare lo stesso con le costole. Se io faccio girare la sua testa vien fatto solo parzialmente con l’intento di verificare fino a che punto questo movimento coinvolge la spina.

Ciò che rende il Metodo Feldenkrais diverso da ogni altro rimedio attraverso il movimento è che si guarda continuamente alla relazione tra le varie parti del corpo, tra un movimento e un altro. Per esempio, se Mary volesse girare la testa per guardare qualcosa, io osserverei come quel movimento influisce sullo spostamento del peso sulla sua sedia oppure se gli occhi aiutano o limitano il movimento stesso.

Il mio tocco gentile permetteva un dialogo che io potevo riconoscere grazie al suo respiro che diventava più pieno e ampio e dal fatto che sentivo che la sua muscolatura si rilassava nelle mie mani. Dopo diversi incontri Mary poteva stare in piedi un po’, fare un passo e sedere più comodamente. Poteva allungare le gambe in modo migliore, poteva piegarsi in avanti in modo da poter poi aprire meglio la bocca per mangiare ed era più sciolta quando veniva in piedi.

Come possiamo comunicare con persone che non usano più la parola? Come possiamo aiutarle a relazionarsi col mondo e come possiamo noi stessi relazionarci con loro? Queste sono difficoltà che incontrano i curatori e i familiari delle persone affette dall’Alzheimer e da altre malattie.
Molti anziani che vengono accuditi in famiglia non sperimentano più un tocco gentile. Il Metodo Feldenkrais permette loro invece di provare ancora quel contatto di sostegno e di amore perduto da lungo tempo. Le persone lo accolgono e lo apprezzano.

Memoria e apprendimento: l’apprendimento di procedure e come i comportamenti acquisiti divengono abitudini.

L’Alzheimer è una patologia irreversibile che causa danni alle cellule del cervello e perdita di memoria e dell’uso di funzioni. Nei primi stadi la persona è confusa, nei successivi ha problemi con il linguaggio, l’apprendimento e l’esecuzione dei compiti abituali e nella fase più grave non è più in grado di occuparsi di sé stessa compreso l’atto di nutrirsi.
Sebbene le persone affette da Alzheimer nella fase più grave abbiano poca relazione col mondo esterno e ben poca consapevolezza di sé stessi rimane la possibilità di mantenere la capacità di apprendimento attraverso la memoria di procedure. Esistono vari tipi di memoria tra i quali la memoria dichiarativa (la capacità conscia di ricordare eventi e fatti che viene presto perduta con questa patologia), la memoria di procedure cioè ‘l’imparare facendo’ (che comprende le attività ripetitive, le abitudini e l’apprendimento motorio) che persiste più a lungo nell’individuo. Inoltre c’è la memoria emozionale che riguarda il richiamare stimoli emotivi di cui parleremo dopo.

Le nostre abitudini, che sono comportamenti automatici appresi attraverso le esperienze della vita, sono fondamentali. Senza abitudini, occorrerebbe molto tempo per pensare ogni singola azione della nostra vita, rendendo così impossibile portare a termine il più semplice compito. Le abitudini ci possono aiutare o limitare. Quando le abitudini sono apprese in una situazione di malattia o di trauma possono aiutarci per un periodo agendo come una protezione ma nel momento in cui abbiamo recuperato il disagio quelle abitudini motorie protettive diventano improduttive.
Vediamo un esempio del camminare e della potenzialità del cadere. Diciamo che una persona ha paura di scivolare sul ghiaccio nel periodo invernale e quindi aggiusterà la propria camminata al contesto facendo, per esempio, passi più piccoli o irrigidendo il tronco e questo può diventare rapidamente una abitudine. Ma al termine dell’inverno la persona tenderà a mantenere l’abitudine e quel modo di camminare gli lascerà una maggiore possibilità di andare incontro a cadute.
Nel caso di individui affetti da Alzheimer sono queste abitudini, memorie di procedure o comportamenti appresi, che gli permettono di andare avanti più a lungo. Poiché la funzione motoria è una delle ultime ad essere invasa dalla patologia Alzheimer queste persone possono ancora camminare e girellare quando le altre funzioni di ragionamento e di comunicazione sono già intaccate, anche se non sono più consapevoli dei pericoli che si trovano intorno a loro e quindi sono comunque esposti a cadute e traumi.
Quando ho cominciato a lavorare con persone affette da Alzheimer non sapevo fino a che punto avrei potuto aiutarle: apparentemente non mi riconoscevano, almeno nel senso quotidiano del termine e avrebbero potuto dimenticare tutto dopo pochi minuti. Così ho scoperto che non è necessario essere coscienti e capaci di ricordare per avere benefici. Poiché il Metodo Feldenkrais modifica le abitudini di una persona vidi che i risultati potevano essere positivi e permanenti grazie alla capacità umana dell’apprendimento delle procedure.

(estratto dal riassunto dell’articolo pubblicato in ‘Alzheimer care quarterly, Ann J., Individual with dementia learn new habits and are empowered through the Feldenkrais Method, volume 7, issue 4, 2006, pp. 278-286’)

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